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martedì 14 marzo 2017
The Man Who Killed Don Quixote: iniziate le riprese del film maledetto di Terry Gilliam
Mentre tutti sbavano per vedere il nuovo Alien di Ridley Scott o per Blade Runner 2049, la rivista IndieWire rilascia la notizia più bella dell'anno, ovvero, che Terry Gilliam ha finalmente dato il via alle riprese al suo film più impegnativo e maledetto, "The Man Who Killed Don Quixote".
La storia della realizzazione di questo film ormai la sanno tutti: iniziato nel 2000 il film fu interrotto una prima volta per una serie di disastri e calamità (come narrato nello stupendo documentario chiamato "Lost in La Mancha"), ripreso nel 2016 e pronto a partire il film venne nuovamente interrotto per abbandono del produttore, come disse Gilliam in un'intervista alla BBC Radio 2 qualche tempo fa.
Adesso sembra che il caro Terry voglia provarci una terza volta e a noi non resta altro che aspettare fiduciosi ed incrociare le dita.
A confermare la notizia, rilasciata da IndieWire, è stata anche l'attrice Rossy de Palma, la quale, ha pubblicato sul suo account Instagram la foto dello script con questo commento "finalmente ci siamo!".
Nel cast sembra che facciano parte anche: Adam Driver, Jonathan Pryce (che sostituisce John Hurt nei panni di Don Quixote), Olga Kurylenko e Stellan Skarsgård.
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lunedì 23 gennaio 2017
SILENCE - LA RECENSIONE
DOPO 28 ANNI MARTIN SCORSESE RIESCE A REALIZZARE IL SUO FILM NEL CASSETTO.
TRAMA:
Nel XVII secolo, padre Rodrigues e padre Garupe, due preti gesuiti, affrontano violenze e persecuzioni quando, recatisi nel Giappone sotto lo shogunato Tokugawa, tentano di ritrovare il loro mentore e di diffondere il vangelo…
LA RECENSIONE:
Era dal 1988 che il caro Martin voleva portare sul grande schermo il romanzo di Shūsaku Endō senza mai riuscirci, tra incertezze del regista e problemi di costi di produzione abbiamo dovuto aspettare ben 28 anni anni perchè Scorsese realizzasse il suo film nel cassetto, adesso, dopo che siamo riusciti a vederlo, possiamo dire sinceramente che tale attesa è stata veramente ripagata.
Diciamo subito che "Silence" non è assolutamente un film per tutti (e non sto facendo lo snob), infatti sono sicuro che molte delle persone che lo vedranno tireranno subito fuori la classica frase "è lento, non mi piace", perchè tanto ormai è risaputo che se una pellicola ha dei tempi lenti viene subito etichettata come noiosa, non si scappa.
Non vi aspettate il classico film alla Scorsese, non ci sono antagonisti carismatici, non ci sono "bravi ragazzi", non c'è Leonardo Di Caprio e non c'è nemmeno Gimme Shelter dei Rolling Stones in sottofondo.
Questa volta il regista dirige un'opera molto più posata e intimista, dove la regia è fatta di inquadrature fisse e lenti movimenti di macchina, dove la fotografia e gli stupendi paesaggi sembrano essere una cosa sola, una pellicola priva di colonna sonora (se non per i suoni naturali) e dove troviamo una voce fuori campo bassa e sussurrata.
Scorsese questa volta sembra abbia voluto girare, principalmente per se stesso e non per il suo pubblico, un film molto personale, una pellicola che si accosta molto più facilmente a opere come "L'ultima tentazione di Cristo" o "Kundun", ma che porta anche dei richiami al cinema orientale e a film come "Ran" di Akira Kurosawa o "Apocalypse Now" di Francis Ford Coppola.
Scorsese, come ho già detto all'inizio, lascia a casa Leonardo Di Caprio e prende invece una tris di attori che non ci fanno sentire assolutamente la mancanza del caro Leo, cioè: Adam Driver, Andrew Garfield e un grandissimo Liam Neeson.
Molte persone ho saputo che hanno già detto che si tratta di un film pro cattolico e a favore della chiesa cristiana, ma non è assolutamente così, chi dice una tale scemenza si è limitato a guardare la pellicola senza prestare attenzione a quello che vedeva o sentiva, infatti, a mio parere Scorsese non cerca di stare ne dalla parte dei preti Gesuiti ne tanto meno da quella degli inquisitori Giapponesi, il regista si limita a mostrarci l'incontro, o chiamiamolo pure scontro, di due culture completamente opposte e di due tipi di pensieri religiosi assolutamente contrastanti.
Il silenzio, che il regista sfrutta al massimo e che usa come metafora nella pellicola, non è altro che un silenzio interiore di fede, la mancanza, da parte dei protagonisti, di riuscire a sentire la voce di Dio che possa illuminarli o consigliarli, tale silenzio spirituale porterà sia Neeson che Garfield a piegarsi ai propri inquisitori e ad un credo che loro stessi hanno cercato di distruggere.
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