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mercoledì 21 marzo 2018

IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE - LA RECENSIONE























ELI ROTH CI MOSTRA IL SUO GIUSTIZIERE DELLA NOTTE.  

TRAMA:

Paul Kersey, un chirurgo di Chicago, è un padre di famiglia dall’indole docile che si ritrova a rivedere le priorità della sua vita dopo che la moglie e la figlia sono vittime di una violenta irruzione nella loro casa. Mosso dal desiderio di vendetta, non si fermerà di fronte a nulla pur di raggiungere il suo scopo…


























LA RECENSIONE: 

Partiamo subito con il dire che questo è il primo film su commissione di Roth, fino ad ora il regista si era scritto e diretto tutti i suoi lavori, mentre questa nuova pellicola, che doveva essere diretta inizialmente da Stallone e poi da Joe Carnahan, è caduta tra le mani di Roth quasi per caso e quindi non ha potuto mettere troppo mano nella sceneggiatura. 
Dopo questa premessa posso dire che Roth ha buttato fuori un film che si allontana molto dall'originale del 1974, il regista elimina completamente il lato psicologico e drammatico dell'originale, infatti, se nella pellicola di Michael Winner il protagonista veniva descritto come un mite borghese che, dopo la morte della moglie e lo stupro della figlia, impazziva e iniziava ad aggirarsi nella notte cercando di essere avvicinato da malviventi per poi ucciderli, in questo nuovo adattamento vediamo un personaggio che più che fare giustizia sembra farsi vendetta, in poche parole il film si è trasformato in un classico revenge movie dai toni quasi fumettistici. 
Willis non sarebbe nemmeno sbagliato come protagonista, l'unico problema forse è il suo fisico troppo palestrato che lo rende poco credibile nei panni di un tranquillo dottore e padre di famiglia che odia la violenza, la mancanza del lato drammatico si avverte molto e sopratutto il finale, troppo dolce e bonaccione, può far storcere un tantino il naso. 
Detto questo però il film ha anche dei punti a favore, non è tutto da buttare, e prima cosa fra tutti è la messa in scena che Roth è riuscito a dare con un suo tocco personale che si fa veramente riconoscere. 
Le scene d'azione sono girate alla grande, Roth avrà tanti difetti ma sicuramente sa come girare l'action, non mancano i personaggi ben caratterizzati (come la commessa del negozio di armi), c'è una critica all'esaltazione dell'uso delle armi da fuoco (tema molto attuale in questo periodo), la mancanza di fiducia nelle autorità e la voglia di farsi giustizia con le proprie mani, le canzoni degli Ac/Dc accompagnano il tutto in maniera perfetta e di certo non deludono le scene di violenza: gambe spezzate, teste che esplodono e fiumi di sangue su cui si rischia di scivolare. 
Per concludere dire che il giudizio è senza infamia e senza lode, siamo davanti ad un semplice action movie ben diretto con il quale si può passare tranquillamente un'ora e mezza, ma con il quale è meglio non cercare paragoni con l'originale. 



sabato 3 marzo 2018

THE SHAPE OF WATER - LA RECENSIONE




















L'AMORE COME L'ACQUA SI ADATTA AD OGNI TIPO DI RECIPIENTE. 

TRAMA:

Nel 1963 nell’America segnata dalla guerra fredda, in un laboratorio governativo segreto ad alta sicurezza lavora la solitaria Elisa, muta dalla nascita e intrappolata in un’esistenza di silenzio e isolamento La sua vita cambia però in maniera inevitabile quando con la collaboratrice Zelda scopre un esperimento classificato come segreto…



















LA RECENSIONE: 

La guerra fredda, l'America borghese dei primi anni 60, la corsa allo spazio, la segregazione razziale, i diritti delle donne, la diversità e l'amore in tutte le sue forme, questi gli elementi che troverete guardando "La Forma dell'Acqua", l'ultimo lavoro del regista messicano Guillermo Del Toro. 
C'è poco da dire su Del Toro, chi conosce la sua storia e i suoi film sa che tipo di artista sia: un regista che vuole essere libero, che non scende a compromessi e che non si è mai fatto inghiottire dalla macchina di Hollywood, uno dei pochi registi capace di prendere il cinema di genere e trasformarlo in forma autoriale (e questo suo nuovo lavoro ne è l'ennesima dimostrazione). 
Con una stupenda fotografia verde acqua e una scenografia curata nei minimi dettagli e dai toni vintage, il regista, riesce ancora una volta a stupirci e a lasciarci a bocca aperta, questa volta però niente robottoni, niente diavoli armati di pistola e niente insetti giganti, questa volta Guillermo decide di raccontarci una bellissima favola che ha come tema principale l'amore e la diversità. 
Del Toro ci mostra l'America dei primi anni 60, un paese fatto di muri, una nazione troppo spesso in guerra (sia con le altre nazioni che con i suoi stessi cittadini), un'America che finge di parlare di libertà ma dove le donne vengono ancora considerate cittadine di seconda categoria, dove chi ha il colore della pelle diverso non ha i tuoi stessi diritti e dove l'amore omosessuale è visto come un qualcosa di cui vergognarsi.
La regia di Del Toro è impareggiabile, sempre perfetta e ben curata, non si fa mai sentire pesante e, senza bisogno di troppi dialoghi, riesce a dirigere un cast veramente formidabile, una serie di attori perfetti per le loro parti: Sally Hawkins non è mai stata così brava (a mio parere), Michael Shannon mai così cattivo e spietato, Richard Jenkins è di una sensibilità unica e Doug Jones è ormai destinato ad essere l'uomo pesce di Guillermo Del Toro. 



mercoledì 20 dicembre 2017

Sicario 2: Soldado - Il Trailer del nuovo film di Stefano Sollima

















Stefano Sollima raccoglie l'eredità lasciatagli da Denis Villeneuve e da vita al sequel della pellicola del 2015. 
Come sempre ci saranno nel cast Benicio del Toro e Josh Brolin che ricopriranno i ruoli del precedente capitolo, l'uscita del film è prevista per giugno 2018 e noi attendiamo con ansia di vedere il lavoro fatto da Sollima in questa nuova avventura Made in the U.S.A. 



























La storia si concentra sui protagonisti maschili del primo capitolo, Alejandro, Matt e Steve che decidono di tornare in Messico per scatenare una guerra tra cartelli rivali. 

IL TRAILER: 

giovedì 14 dicembre 2017

ORE 15:17 Attacco al Treno - Trama e Trailer del nuovo film di Clint Eastwood




















Sembra proprio che il caro Eastwood non ne abbia proprio voglia di andarsene in pensione (e ne siamo contenti) così, dopo "Sully" del 2016, il regista torna dietro alla macchina da presa e ci racconta la storia dei tre ragazzi americani che, la sera del 21 agosto 2015, sventarono il terribile attentato sul treno Thalys n.9364 diretto a Parigi.  

I film uscirà nelle sale italiane il giorno 8 febbraio 2018.


TRAMA:

Anthony Sadler, la Guardia Nazionale dell'Oregon Alek Skarlatos e il membro delle forze armate statunitensi Spencer Stone sono amici da tempo. Insieme condividono i problemi dell'infanzia, la ricerca del loro posto nel mondo e tutta una serie di sfortunati eventi. Le loro esistenze cambieranno per sempre la sera del 21 agosto 2015 quando sventeranno il tentato attacco terroristico sul treno Thalys #9364.




TRAILER: 

martedì 10 ottobre 2017

That Nice Clan: aperta la campagna crowdfunding per il film di Eugenio Krilov

E' stata lanciata la campagna crowdfunding per la realizzazione di "That Nice Clan", un progetto indipendente, scritto e diretto da Eugenio Krilov, e prodotto da Epical Film (una crew di case di produzione indipendenti che comprende: Red Planet Production, Falange Oplita e Capoverso Production). 

Trama: 

Quattro malviventi che si trovano in un posto loschissimo a giocare a carte. Fin li tutto bene, nonostante le carte facciano abbastanza schifo. Finché non entra un quinto personaggio che porta le carte nuove su richiesta di uno dei quattro. Da quel momento in poi succederanno cose interessanti...

Pagina Crowdfunding: That Nice Clan - Official ShortMovie

Pagina Facebook: That Nice Clan - Official Movie




IL CORTO:

Come "antipasto" il regista ci regala un piccolo cortometraggio, una specie di teaser che ci mostra che i ragazzi che stanno dietro a questo progetto non sono affatto dei novellini alle prime armi.
Dal corto infatti si capisce subito che Krilov sa dove mettere la macchina da presa, sa usare la fotografia e sopratutto sa scegliere le facce giuste. 
La storia, della durata di otto minuti, si svolge quasi tutta all'interno di una vettura parcheggiata davanti ad un distributore di benzina, dove assistiamo ad uno scambio di battute tra due gangster, i quali, aspettano impazienti che la loro vittima esca da una sala da gioco. 


Mario Ermito e Alessio Cherubini interpretano rispettivamente Andy "Il Gallo" e Nick "La Iena", due killer dal carattere diverso: il primo scherzoso e chiacchierone, mentre il secondo freddo e silenzioso, un classico mix che ricorda i killer di Peckinpha di "Killer Elite", di "Contratto per Uccidere" di Siegel, per poi arrivare ai più moderni "Bravi Ragazzi" di Scorsese o a "Le Iene" di Tarantino. 
Non credo ci sia molto altro da aggiungere, posso solo consigliare di sostenere il progetto, sostenere il cinema indipendente Italiano e godervi, nel frattempo, questo piccola anticipazione: 



venerdì 6 ottobre 2017

EL BAR - LA RECENSIONE



























ALEX DE LA IGLESIA CI MOSTRA LA VERA NATURA DELL'ESSERE UMANO.  

TRAMA:

Nove di mattina. Un gruppo eterogeneo di persone è a far colazione in un bar nel centro di Madrid. Uno di loro ha fretta e va via ma, mentre oltrepassa la porta, qualcuno gli spara in testa. Nessuno osa aiutarlo: sono tutti intrappolati dentro dal cecchino che ha sparato. La tensione man mano sale e la situazione offre ai malcapitati la possibilità di rivelare a poco a poco peccati e colpe…























LA RECENSIONE: 

E' tornato quello pazzo anarchico di Alex De La Iglesia e io non posso fare altro che esserne contento. 
Dopo averci mostrato il mondo della stregoneria, con la stupenda horror comedy "Le Streghe son Tornate", De La Iglesia cambia nuovamente strada e da vita ad un thriller spietato e violento, un perfetto mix tra "Distretto 13", "The Mist", "In Linea con L'assassino" e "Tower Block". 
Con uno schema classico, quasi da pièce teatrale, assistiamo ad un film che si apre come un semplice sniper movie, per poi evolversi e passare dal thriller al genere catastrofico, il tutto condito da una messa in scena grottesca e da un pizzico di black humor (un classico del regista). 
Ma non c'è solo questo nel nuovo film del regista spagnolo, infatti, De La Iglesia sembra aver imparato bene la lezione lasciataci dai vecchi maestri del cinema di genere, per questo motivo usa l'intrattenimento solamente come una scusa, per De La Iglesia il genere non è altro che un cavallo di troia che cela al suo interno una critica sociale dura e cattiva, un vero escamotage degno di un Romero o di un Carpenter. 
La regia è assolutamente al top, la fotografia anche, la struttura è solida e costruita a strati, la tensione sale passo dopo passo tenendo lo spettatore perennemente inchiodato davanti allo schermo, il quale, non può fare altro che chiedersi "ma dove cazzo andrà a parare?". 
Ogni personaggio è stato costruito al meglio, non ci sono macchiette, non ci sono personaggi stereotipati, ma sopratutto non ci sono eroi. 
Esatto! Niente eroi e niente eroine per il nuovo film di Alex De La Iglesia, i protagonisti della pellicola non sono altro che semplici persone che possiamo incontrare nella nostra vita quotidiana: un barista, un rappresentante di biancheria intima, una giovane ragazza che ama incontrare ragazzi conosciuti sul web, un barbone che cita la bibbia ad ogni occasione, un web designer hipsteriano e una triste e solitaria giocatrice di video poker.
Tutte persone che non hanno ne tempo ne tanto meno voglia di diventare eroi, ognuno pensa a se stesso e a come fare per restare vivo, non esiste la collettività, non vale la frase "l'unione fa la forza", vige solamente l'egoismo e l'individualità.
Concludiamo promuovendo alla grande la pellicola del regista spagnolo e chiudiamo con una frase del film che, a mio parere, riassume al meglio il messaggio di De La Iglesia, ovvero, "La paura ci mostra per quello che siamo veramente". 



mercoledì 4 ottobre 2017

Wonder Wheel - Trailer e Trama del nuovo film di Woody Allen




























E' stato appena pubblicato il primo trailer ufficiale di Wonder Wheel, il nuovo film scritto e diretta da Woody Allen. 

Trama: 

Ambientato a Coney Island durante gli anni 50, il film, segue la storia di Ginny (Winslet), la moglie di un tecnico delle giostre di Coney Island (James Belushi) che si invaghisce di un giovane bagnino di nome Mickey (Timberlake). Le cose si faranno più complicate quando in scena compare la figlia del marito di Ginny (Temple). 





























Il film, che ha come protagonisti Kate Winslet, Justin Timberlake e Juno Temple, verrà presentato in anteprima il 14 ottobre al New York Film Festival. 



mercoledì 27 settembre 2017

NICO, 1988 - IL TRAILER ITALIANO DEL FILM DI SUSANNA NICCHIARELLI






















E' finalmente uscito il trailer italiano del film "Nico 1988", il biopic sulla vita della famosa cantante e modella tedesca  Christa Päffgen, conosciuta da tutti con il nome d'arte di "Nico". 
Il film, diretto dalla regista Italiana Susanna Nicchiarelli e interpretato dall'attrice Trine Dyrholm, era già stato presentato alla 74esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia dove aveva avuto l'onore di aprire la sezione Orizzonti. 

La pellicola uscirà nelle sale Italiane il 12 Ottobre 2017. 

TRAMA: 

Ambientato tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, nella campagna polacca e il litorale romano, Nico, 1988 è un road-movie dedicato agli ultimi anni di Christa Päffgen, in arte Nico (Trine Dyrholm). Musa di Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una seconda vita dopo la storia che tutti conoscono, quando inizia la sua carriera da solista. La sua musica è tra le più originali degli anni 70 e 80 ed ha influenzato tutta la produzione musicale successiva. La "sacerdotessa delle tenebre", così veniva chiamata, ritrova veramente se stessa dopo i quarant’anni, quando si libera del peso della sua bellezza e riesce a ricostruire un rapporto con il suo unico figlio dimenticato. Nico, 1988 racconta degli ultimi tour di Nico e della band che l’accompagnava in giro per l’Europa degli anni ‘80. È la storia di una rinascita, di un’artista, di una madre, di una donna oltre la sua icona


venerdì 4 agosto 2017

Eli Roth dirige Bruce Willis nel remake del Giustiziere della Notte: Ecco il trailer




















Eli Roth torna dietro la macchina da presa e decide di girare il remake del Giustiziere della Notte. La pellicola, per chi non la ricordasse o non la conoscesse, narrava la storia di un mite architetto di New York, marito e padre di famiglia, che dopo l'omicidio della moglie e lo stupro della figlia si trasformava in uno spietato giustiziere che girava per le strade della città uccidendo ladri e stupratori. 
Il film del 1974, interpretato da un grandissimo Charles Bronson e diretto da Michael Winner, ebbe un gran successo commerciale e allo stesso tempo fu anche ricoperto da forti critiche per il fatto che la pellicola sembrasse elogiare la violenza e la giustizia sommaria. 


In questa nuova versino la parte del protagonista è stata affidata a Bruce Willis (sai che originalità), che accanto a se avrà un cast composto da: Vincent D’Onofrio, Kimberly Elise, Mike Epps e Elisabeth Shue. 
Il film uscirà nelle sale americane il 22 novembre e a giudicare dal trailer sembra proprio che Eli Roth non si sia voluto prendere troppo sul serio, non so se è un bene o un male, ma staremo a vedere...

ECCO IL TRAILER: 

giovedì 3 agosto 2017

YOGA HOSERS: GUERRIERE PER SBAGLIO - LA RECENSIONE






















KEVIN SMITH E I SUOI MINI NAZISTI A FORMA DI SALSICCIA. 

TRAMA:

Colleen Collette e Colleen McKenzie sono due amiche adolescenti d Winnipeg a cui piace praticare yoga e impiegare molto tempo sui loro smartphone. Invitate a un’importante festa dalla ragazza più famosa del liceo, le due studentesse scoprono accidentalmente un antico male a lungo sepolto proprio nel loro negozio di generi alimentari…























LA RECENSIONE: 

Dopo lo sconvolgente "Tusk" è arrivato finalmente anche il secondo capitolo della così detta "True North Trilogy", una trilogia di film horror ambientati nello stato del Canada, scritta e diretta da quel folle genio che risponde al nome di Kevin Smith. 
Dico subito che sono certo che questo nuovo film non sarà amato da tutti, anzi, credo che farà storcere il naso a molti, sono sicuro che la maggior parte delle persone lo etichetterà con termini tipo "una cagata pazzesca", "una trashata oscena", "un film senza senso" ecc... beh! Mi dispiace per voi ma vi sbagliate di grosso, "Yoga Hosers" è Kevin Smith allo stato puro e chi non riesce a capirlo è perchè non sa niente di questo regista. 
Se in "Tusk" il caro Kevin aveva puntato su delle atmosfere che mescolavano l'horror, la commedia e il grottesco, con "Yoga Hosers" il regista ha preso completamente tutta un'altra strada e ci regala una pellicola molto più folle, sopra le righe e bizzarra, un film che non è altro che una macedonia di generi che vanno dalla commedia all'action, che passa per i teen movie per poi sfociare nel mondo dei cinecomics. 
Chi ha visto "Tusk" si ricorderà sicuramente del market chiamato Eh-2zed (negozio aperto 24 su 24 dove il protagonista si fermava a chiedere informazioni), ecco, le protagoniste di questa nuova storia non sono altro che le due commesse dall'aria stanca e annoiata che si divertivano a prendere in giro i clienti del negozio e a chattare con i loro iPhone, cioè Colleen Colette e Colleen Mckenzie (rispettivamente la figlia di Johnny Depp, Lily-Rose Melody Depp, e quella di Kevin Smith, Harley Quinn Smith). 
Ma non ci sono solo le due ragazze come filo conduttore con la precedente pellicola, lo stesso Depp infatti veste nuovamente i panni dello stravagante Guy LaPointe (investigatore privato apparso nel primo film), Justin Long (protagonista di "Tusk") invece interpreta l'insegnante di Yoga Yogi Bayer, mentre Haley Joel Osmet questa volta appare nei panni di un Canadese di idee "leggermente" anti semite.
"Yoga Hosers" parte come un semplice teen movie per poi trasformarsi in un film folle e surreale, un'opera che si avvicina molto di più a pellicole come "Jay e Silent Bob fermate Hollywood!" e "Generazione X", più tosto che ad altri lavori come "Red State" o "Tusk".
Smith non ha voglia di prendersi sul serio e chi lo conosce non si stupirà affatto di quello che vedrà, la pellicola è piena di umorismo, musica, arti marziali, riferimenti e camei di altri film e attori dello stesso Smith (Clerks in primis), al mondo dei fumetti (non a caso vi è un cameo di Stan Lee) e al cinema degli anni 80.  
Smith con questa pellicola riesce a tracciare una linea di divisione tra le vecchie e nuove generazioni, riesce a fare satira, a criticare il web e l'astinenza dagli iPhone, prende due ragazze come tante altre e le trasforma in due anti eroine adolescenti snob e superficiali che non riescono a stare un solo giorno senza postare almeno una foto su Instagram, due normali quindicenni che però dovranno avere a che fare con professoresse severe, matrigne odiose, ex nazisti, mostriciattoli a forma di salsiccia e adolescenti adoratori di Satana, in poche parole il regista riesce a rende il Canada un paese molto più divertente di come vogliono farcelo passare.







giovedì 6 luglio 2017

WONDER WOMAN - LA RECENSIONE




















LA SUPEREROINA CHE RIESCE A MUOVERSI SOLAMENTE A RALLENTY. 

TRAMA: 

Prima di essere Wonder Woman, Diana è la principessa delle Amazzoni, addestrata per essere una guerriera invincibile. Cresciuta in una paradisiaca isola protetta, Diana abbandona la sua terra dopo che un pilota americano piomba sulle rive e racconta del violento conflitto che infuria nel mondo esterno. Convinta di poter fermare la minaccia, scoprirà i suoi reali poteri e il suo vero destino.





















LA RECENSIONE: 

Quando ho saputo che la regia del film di Wonder Woman era stata assegnata a Patty Jenkins, regista di quel piccolo gioiellino con Charlize Theron intitolato "Monster", dentro di me mi sono detto: va beh! magari questa volta la DC può regalarci un film interessante...Ma che! Niente da fare, anche questa volta mi sono sbagliato alla grande. 
La povera Jenkins si è piegata anche lei ai voleri delle grosse case di produzione (esattamente come tanti altri sui colleghi) e ha dato vita così al solito cinecomics seriale, con una regia e una fotografia veramente anonime, un film pieno di stupide battute per bimbiminkia, rallenty messi a caso e una CGI che la fa sempre da padrona e che porta questi film ad assomigliare sempre di più a lunghi videogiochi fatti per il grande schermo piuttosto che a normali blockbuster. 
L'universo dei supereroi sta completamente sfuggendo di mano all'industria del cinema, la serialità, la mania del reboot e lo sfornare pellicole in continuazione (girate senza tecnica e stile), sta completamente uccidendo il mondo dei blockbuster e del cinema di intrattenimento. 
Cosa possiamo dire di Wonder Woman? Beh, sicuramente che se messo a confronto con pellicole come Batman V Superman o Suicide Squad, risulta forse il "meno peggio" dei film DC, ma questo basta a far in modo che sia una buona pellicola? Assolutamente no. 
Forse può bastare a chi è abituato alla mediocrità o a chi sognava solamente di poter vedere la propria eroina in un film tutto suo, peccato che tali persone, che poi sono i classici nerd del fumetto, non capiscano un'acca di cinema. 
Volendo partire dall'inizio diciamo subito che uno dei problemi principali è senza dubbio la sceneggiatura, il solito schema base visto e rivisto fa sembrare il film un mix tra Captain America e Thor: la principessa guerriera nata in un mondo immaginario, il tema della prescelta, il segreto nascosto dietro la sua nascita e le continue gaffe e incomprensioni che si susseguono ininterrottamente non appena la bella Diana mette piede per la prima volta nel nostro mondo. 
Secondo problema: le scene di combattimento sono agghiaccianti e in alcuni punti anche impossibili da seguire, la fotografia sembra fatta da Duccio di Boris (o tutto aperto o tutto chiuso), i rallenty (tecnica tanto amata ormai dai produttori dei cinecomics) sono inseriti così caso, e in maniera anche preponderante, che farebbero rivoltare nella tomba il povero Sam Peckinpah.
Non c'è niente da dire sull'attrice Gal Gadot, la quale è perfetta nei panni della principessa Diana (Wonder Woman), salviamo anche l'interpretazione di Chris Pine nella parte di Steve Trevor, ma per il resto è veramente tutto da buttare. 
La cosa che mi spaventa di più ora è vedere che cosa succederà con il film della Justice League e con tutte quelle pellicole che ne seguiranno, ma questa è un'altra storia.


giovedì 11 maggio 2017

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL. 2 - LA RECENSIONE

JAMES GUNN E I SUOI GUARDIANI DELLA GALASSIA SONO TORNATI!

TRAMA:

Mentre sono alle prese con il mistero che avvolge le vere origini di Peter Quill, i Guardiani della Galassia dovranno combattere per mantenere unita la propria squadra. Il gruppo di eroi dovrà allearsi con vecchi nemici e potrà contare sull’aiuto di inaspettati alleati…


LA RECENSIONE: 

Con il primo Guardiani della Galassia ero rimasto veramente a bocca aperta: divertente, ricco d'azione, ben girato e assolutamente con un tocco personale ed originale (a mio pare era ed è il miglior film dell'universo Marvel), volendomi spingere oltre potrei anche dire che dovrebbe essere lo "Star Wars" del ventunesimo secolo, quindi la domanda è: che cosa pensate che sia potuto succedere con il sequel? 
Dico subito che, a mio parere, non è assolutamente ne migliore ne tanto meno peggiore del primo, è semplicemente un degno sequel che non fa altro che portare avanti la storia iniziata con il primo film (esattamente come dovrebbero essere tutti i secondi capitoli), il regista non cerca di ripetere i meccanismi del primo film, anzi, se nel primo capitolo vedevamo i protagonisti fare squadra e spostarsi continuamente da un posto all'altro, in questo nuovo film il regista divide il gruppo, fa nascere nuove amicizie, inserisce nuovi personaggi, ci racconta le loro storie, i loro caratteri e le loro paure (cose che era stata sorvolata nel primo film), in questo modo crea un ottimo blockbuster che ci intrattiene, ci emoziona e ci fa ridere a crepa pelle (anche se a mio parere poteva esserci qualche battuta di meno), quindi la domanda è: Gunn riesce a stupirmi nuovamente? La risposta è si! 
Dopo aver visto Guardiani della Galassia Vol 2 non posso fare altro che confermare quello che già pensavo, e cioè che James Gunn è assolutamente il regista più adatto al mondo a girare un cinecomics (forse il migliore che si ci sia oggi in circolazione), perchè penso questo? Semplicemente per il fatto che è il perfetto connubio tra il nerd che ama i fumetti e il cinefilo incallito, in questo modo riesce a bilanciare le due cose alla perfezione senza mai sforare. 
La regia è impeccabile: ci sono ottimi piani sequenza nei combattimenti, una fotografia bella colorata (come nel primo film), grafiche e oggettistica vintage non mancano, i ralenty sono sempre messi al momento giusto e  la colonna sonora, che comprende brani dei Fleetwood Mac, The Sweet, di George Harrison e di Sam Cooke, è assolutamente fantastica. 
C'è come in tutti i film Marvel il classico cameo di Stan Lee (uno dei migliori), c'è una geniale citazione di Intrigo Internazionale di Hitchcock, ci sono new entry stupende e c'è un piccolo Baby Groot che vi farà assolutamente innamorare e desiderare di poterne avere uno.




sabato 6 maggio 2017

NURAGHES S'Arena - LA RECENSIONE





















E' IL FUTURO QUELLO CHE HAI VISTO? O ERA L'INFERNO? 

TRAMA: 

Gli incubi perseguitano '''Arduè''' (Salmo), qualcosa dall'inferno cerca di comunicare con lui. Il ricordo di sua figlia si fà vivo ogni notte... il rimorso per non averla salvata lo tormenta da troppo ormai. Una volta scoperto il nome dell'assassino, il guerriero Arduè, accompagnato dal maestro '''Bachis''' interpretato da Ally McClelland (Robin Hood, Valhalla Rising), affronta un lungo viaggio per poter partecipare ad un segreto e sanguinario torneo. Un'arcaica arena di sabbia in mezzo al verde, dove il bronzo si mischia alla carne e gli sciamani reclutano i migliori guerrieri dell'isola. Sarà li che Arduè affronterà ogni singolo combattente per arrivare in cima e sfidare l'uomo che gli ha tolto tutto, '''Ischidos''' l'immortale (Michael Segal).






















LA RECENSIONE: 

Se vivessimo in un paese normale Aragoni sarebbe già stato sommerso da decine di proposte di produttori cinematografici che lo implorano di realizzare un film tutto suo, purtroppo non viviamo in un paese normale e quindi credo che il caro Aragoni si dovrà accontentare di restare nel circuito del cinema indipendente (almeno per adesso). 
Che cosa si può dire di questo piccolo gioiello girato nella bellissima isola sarda? Gli aggettivi che mi vengono in mente per descriverlo sono solo tre: sporco, violento, e apocalittico. 
Con un budget di soli 7.000 euro il regista è riuscito a tirare fuori un corto che, in soli venti minuti, riesce a far impallidire buona parte delle grosse pellicole italiane e che, per l'ennesima volta, ci da la dimostrazione che un altro tipo di cinema in Italia è assolutamente possibile, basta volerlo.
Nuraghes è una pellicola originale, curata e ben diretta, con una fotografia assolutamente fantastica, realizzata dallo stesso regista e da Andrea Folino e Emilio Canu: buia come piume dei corvo, fredda come una pila di teschi umani e solare ed accecante come l'arena del combattimento. 
A tempo di ritmi tribali seguiamo il protagonista affrontare il suo percorso verso la vendetta e la divinità, vedendolo attraversare stupende location naturali che il regista è riuscito a catturare in tutto il loro splendore e che ci fanno capire che razza di paradiso sia questa isola. 
Non siamo di fronte ad una pellicola semplice, anzi, si nota uno studio e una ricerca dietro questa opera, non è solamente uno dei tanti film d'azione con grossi energumeni che si uccidono a colpi di spada, c'è l'amore per la propria terra dietro, per le proprie radici e per la propria cultura, lo si nota nella ricostruzione degli ambienti, nel trucco, nelle acconciature e nei costumi (le armature sono assolutamente perfette). 
Le scene di lotta sono girate con un grande occhio e la partecipazione di Ally McClelland gli da assolutamente una marcia in più, il rapper Salmo se la cava alla grande nella parte del protagonista, non aprendo mai bocca punta tutto su espressioni e sguardi di sofferenza, così facendo dimostra di sapersela cavare molto meglio di tanti altri suoi colleghi che recitano invece in stupide Fiction Rai o in film raccapriccianti (tipo Zeta). 
In conclusione posso dire che il film di Aragoni è promosso a pieni voti e non dovete assolutamente perdervelo: tra esoterismo e atmosfere apocalittiche verrete trasportati in una terra lontana e dimenticata, una sorta di Valhalla dove per diventare delle divinità si è obbligati a far scorrere il sangue. 



lunedì 27 marzo 2017

Deep Shock: il tributo di Davide Melini al Giallo Italiano - Trama e Trailer























IL GIALLO ALL'ITALIANA E' PRONTO A FARE IL SUO RITORNO. 

Davide Melini, dopo i corti "Lion" e "La dolce mano della Rosa Bianca", torna dietro la macchina da presa e decide di rendere omaggio al Giallo all'italiana e ai due maestri che resero grande questo genere, ovvero, Dario Argento e Mario Bava. 

Trama: 

Sarah non riesce a superare del tutto le morti di suo nonno e di sua sorella maggiore. Il trauma e l’insonnia la porteranno a fare un viaggio strano, pieno di apparizioni e di omicidi causati apparentemente dalla sua mente..


Regia: Davide Melini 
Direttore della Fotografia: Juanma Postigo (candidato al premio "Goya 2016" per la fotografia del film "El violín de piedra") 
Montaggio: Daniel Salinas 
Effetti Speciali: Sarah McCarthy 
Scenografia: Carlos Borja Luise, Carlos Javier López
Musica: Giulio De Gaetano
Cast: Muireann Bird, Francesc Pagés, George Bracebridge, Lorna Larkin, Erica Prior, Luis Fernández de Eribe. 















Ecco il Teaser Trailer:








martedì 7 febbraio 2017

SPLIT - LA RECENSIONE






















M. NIGHT SHYAMALAN SEMBRA ESSERE TORNATO PIU' IN FORMA CHE MAI. 

TRAMA:


Casey è una ragazza introversa e problematica, tenuta in disparte dalle compagne di scuola più popolari. Insieme a due di loro, Claire e Marcia, viene rapita da un maniaco, che chiude le ragazze in uno scantinato. In attesa di scoprire che ne sarà di loro, verranno a conoscenza delle diverse personalità che coabitano nella mente del loro rapitore: un bambino, una donna e altre ancora, assai più pericolose.         





















LA RECENSIONE: 

Forse non è del tutto giusto usare frasi tipo "Shyamalan è tornato", lo dico per il semplice fatto che la carriera del regista si è sempre distinta per i suoi alti e bassi. 
Se ripenso alla sua filmografia infatti mi vengono in mente pellicole geniali come "Il Sesto Senso" o "Unbreakable - il predestinato", film con i quali è stato fatto entrare a pieno merito nel mondo di Hollywood, ma ricordo anche grosse cadute come quella di "Signs", il rialzo favoloso di "The Village", qualche marchetta cinematografica come l'inutile "After Earth" e per finire "The Visit", il film horror in stile mockumentary che è riuscito a far rientrare il regista nelle mie grazie. 
Parlando del suo nuovo lavoro posso dire solamente che anche questa volta Shyamalan ha passato l'esame, nel senso che "Split" è senza dubbio un thriller ben girato e sopratutto ben interpretato. 
Sono giorni che continuo a leggere di gente che si ostina a dare giudizi negativi a questa pellicola e a dire che "Split" non è un thriller, a mio parere credo che tali persone siano le stesse che riescono a sbavare per film spazzatura come "Suicide Squad" e che non sono in grado di distinguere un buon thriller da una puntata di Don Matteo. 
Shyamalan in questo film ci da tutto: tensione, suspense e traumi psicologici, fa crescere il folle delirio del protagonista in maniera lenta e tesa, cerca di lasciare lo spettatore il più possibile nell'oscurità e nel mistero (esattamente come succedere alle tre vittime, le quali, non riescono a capire dove siano state rinchiuse e che sono completamente ignare di quale terribile destino le attenda). 
La regia è perfetta, Shyamalan riesce infatti a girare per la maggior parte in interni e, in particolare, in ambienti bui e claustrofobici, gira ogni scena alla perfezione, regalandoci perfette scene di suspense e di tensione (come gli inutili tentativi di fuga delle tre ragazze o l'inseguimento finale che sfocia in un vicolo cieco), se questo non è un classico schema da thriller beh... non so proprio cosa dirvi. 
Anche se il film sembra essere improntato sul personaggio interpretato da James MacAvoy e sui suoi vari problemi di psiche, Shyamalan mette invece a confronto due personaggi apparentemente diversi tra loro: uno è quello del carnefice e l'altro è quello della vittima, due figure opposte ma allo stesso tempo simili: entrambe emarginate, sole, con grosse difficoltà di integrazione e con un trauma nascosto nella loro infanzia. 
Anya Taylor-Joy è perfetta nella parte assegnatagli e si dimostra veramente all'altezza del personaggio (non c'è da stupirsi visto il suo esordio nell'horror "The Witch"), per quanto riguarda James MacAvoy (che tutti ricordano solamente per il ruolo del professor Xavier e mai per "L'ultimo Re di Scozia") l'attore Scozzese ci regala un' interpretazione veramente al top, i suoi cambi di espressione, di voce e di atteggiamento sono così convincenti e ben studiati da far credere anche allo spettatore di avere di fronte più personaggi.  
Non manca certo il twist finale (tipico di Shyamalan), ma non vi aspettate un classico colpo di scena come per "Il Sesto senso", "Il Predestinato" o "The Village", questa volta il regista ci lascia veramente a bocca aperta e ci regala un finale aperto che sembra far ben sperare, non ci resta che incrociare le dita e sperare che Shyamalan continui su questa strada e non si perda ancora una volta nel buio.

lunedì 23 gennaio 2017

SILENCE - LA RECENSIONE














DOPO 28 ANNI MARTIN SCORSESE RIESCE A REALIZZARE IL SUO FILM NEL CASSETTO. 

TRAMA:

Nel XVII secolo, padre Rodrigues e padre Garupe, due preti gesuiti, affrontano violenze e persecuzioni quando, recatisi nel Giappone sotto lo shogunato Tokugawa, tentano di ritrovare il loro mentore e di diffondere il vangelo…




















LA RECENSIONE: 

Era dal 1988 che il caro Martin voleva portare sul grande schermo il romanzo di Shūsaku Endō senza mai riuscirci, tra incertezze del regista e problemi di costi di produzione abbiamo dovuto aspettare ben 28 anni anni perchè Scorsese realizzasse il suo film nel cassetto, adesso, dopo che siamo riusciti a vederlo, possiamo dire sinceramente che tale attesa è stata veramente ripagata. 
Diciamo subito che "Silence" non è assolutamente un film per tutti (e non sto facendo lo snob), infatti sono sicuro che molte delle persone che lo vedranno tireranno subito fuori la classica frase "è lento, non mi piace", perchè tanto ormai è risaputo che se una pellicola ha dei tempi lenti viene subito etichettata come noiosa, non si scappa. 
Non vi aspettate il classico film alla Scorsese, non ci sono antagonisti carismatici, non ci sono "bravi ragazzi", non c'è Leonardo Di Caprio e non c'è nemmeno Gimme Shelter dei Rolling Stones in sottofondo. 
Questa volta il regista dirige un'opera molto più posata e intimista, dove la regia è fatta di inquadrature fisse e lenti movimenti di macchina, dove la fotografia e gli stupendi paesaggi sembrano essere una cosa sola, una pellicola priva di colonna sonora (se non per i suoni naturali) e dove troviamo una voce fuori campo bassa e sussurrata.
Scorsese questa volta sembra abbia voluto girare, principalmente per se stesso e non per il suo pubblico, un film molto personale, una pellicola che si accosta molto più facilmente a opere come "L'ultima tentazione di Cristo" o "Kundun", ma che porta anche dei richiami al cinema orientale e a film come "Ran" di Akira Kurosawa o "Apocalypse Now" di Francis Ford Coppola. 
Scorsese, come ho già detto all'inizio, lascia a casa Leonardo Di Caprio e prende invece una tris di attori che non ci fanno sentire assolutamente la mancanza del caro Leo, cioè: Adam Driver, Andrew Garfield e un grandissimo Liam Neeson. 
Molte persone ho saputo che hanno già detto che si tratta di un film pro cattolico e a favore della chiesa cristiana, ma non è assolutamente così, chi dice una tale scemenza si è limitato a guardare la pellicola senza prestare attenzione a quello che vedeva o sentiva, infatti, a mio parere Scorsese non cerca di stare ne dalla parte dei preti Gesuiti ne tanto meno da quella degli inquisitori Giapponesi, il regista si limita a mostrarci l'incontro, o chiamiamolo pure scontro, di due culture completamente opposte e di due tipi di pensieri religiosi assolutamente contrastanti. 
Il silenzio, che il regista sfrutta al massimo e che usa come metafora nella pellicola, non è altro che un silenzio interiore di fede, la mancanza, da parte dei protagonisti, di riuscire a sentire la voce di Dio che possa illuminarli o consigliarli, tale silenzio spirituale porterà sia Neeson che Garfield a piegarsi ai propri inquisitori e ad un credo che loro stessi hanno cercato di distruggere.