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giovedì 11 maggio 2017

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL. 2 - LA RECENSIONE

JAMES GUNN E I SUOI GUARDIANI DELLA GALASSIA SONO TORNATI!

TRAMA:

Mentre sono alle prese con il mistero che avvolge le vere origini di Peter Quill, i Guardiani della Galassia dovranno combattere per mantenere unita la propria squadra. Il gruppo di eroi dovrà allearsi con vecchi nemici e potrà contare sull’aiuto di inaspettati alleati…


LA RECENSIONE: 

Con il primo Guardiani della Galassia ero rimasto veramente a bocca aperta: divertente, ricco d'azione, ben girato e assolutamente con un tocco personale ed originale (a mio pare era ed è il miglior film dell'universo Marvel), volendomi spingere oltre potrei anche dire che dovrebbe essere lo "Star Wars" del ventunesimo secolo, quindi la domanda è: che cosa pensate che sia potuto succedere con il sequel? 
Dico subito che, a mio parere, non è assolutamente ne migliore ne tanto meno peggiore del primo, è semplicemente un degno sequel che non fa altro che portare avanti la storia iniziata con il primo film (esattamente come dovrebbero essere tutti i secondi capitoli), il regista non cerca di ripetere i meccanismi del primo film, anzi, se nel primo capitolo vedevamo i protagonisti fare squadra e spostarsi continuamente da un posto all'altro, in questo nuovo film il regista divide il gruppo, fa nascere nuove amicizie, inserisce nuovi personaggi, ci racconta le loro storie, i loro caratteri e le loro paure (cose che era stata sorvolata nel primo film), in questo modo crea un ottimo blockbuster che ci intrattiene, ci emoziona e ci fa ridere a crepa pelle (anche se a mio parere poteva esserci qualche battuta di meno), quindi la domanda è: Gunn riesce a stupirmi nuovamente? La risposta è si! 
Dopo aver visto Guardiani della Galassia Vol 2 non posso fare altro che confermare quello che già pensavo, e cioè che James Gunn è assolutamente il regista più adatto al mondo a girare un cinecomics (forse il migliore che si ci sia oggi in circolazione), perchè penso questo? Semplicemente per il fatto che è il perfetto connubio tra il nerd che ama i fumetti e il cinefilo incallito, in questo modo riesce a bilanciare le due cose alla perfezione senza mai sforare. 
La regia è impeccabile: ci sono ottimi piani sequenza nei combattimenti, una fotografia bella colorata (come nel primo film), grafiche e oggettistica vintage non mancano, i ralenty sono sempre messi al momento giusto e  la colonna sonora, che comprende brani dei Fleetwood Mac, The Sweet, di George Harrison e di Sam Cooke, è assolutamente fantastica. 
C'è come in tutti i film Marvel il classico cameo di Stan Lee (uno dei migliori), c'è una geniale citazione di Intrigo Internazionale di Hitchcock, ci sono new entry stupende e c'è un piccolo Baby Groot che vi farà assolutamente innamorare e desiderare di poterne avere uno.




sabato 6 maggio 2017

NURAGHES S'Arena - LA RECENSIONE





















E' IL FUTURO QUELLO CHE HAI VISTO? O ERA L'INFERNO? 

TRAMA: 

Gli incubi perseguitano '''Arduè''' (Salmo), qualcosa dall'inferno cerca di comunicare con lui. Il ricordo di sua figlia si fà vivo ogni notte... il rimorso per non averla salvata lo tormenta da troppo ormai. Una volta scoperto il nome dell'assassino, il guerriero Arduè, accompagnato dal maestro '''Bachis''' interpretato da Ally McClelland (Robin Hood, Valhalla Rising), affronta un lungo viaggio per poter partecipare ad un segreto e sanguinario torneo. Un'arcaica arena di sabbia in mezzo al verde, dove il bronzo si mischia alla carne e gli sciamani reclutano i migliori guerrieri dell'isola. Sarà li che Arduè affronterà ogni singolo combattente per arrivare in cima e sfidare l'uomo che gli ha tolto tutto, '''Ischidos''' l'immortale (Michael Segal).






















LA RECENSIONE: 

Se vivessimo in un paese normale Aragoni sarebbe già stato sommerso da decine di proposte di produttori cinematografici che lo implorano di realizzare un film tutto suo, purtroppo non viviamo in un paese normale e quindi credo che il caro Aragoni si dovrà accontentare di restare nel circuito del cinema indipendente (almeno per adesso). 
Che cosa si può dire di questo piccolo gioiello girato nella bellissima isola sarda? Gli aggettivi che mi vengono in mente per descriverlo sono solo tre: sporco, violento, e apocalittico. 
Con un budget di soli 7.000 euro il regista è riuscito a tirare fuori un corto che, in soli venti minuti, riesce a far impallidire buona parte delle grosse pellicole italiane e che, per l'ennesima volta, ci da la dimostrazione che un altro tipo di cinema in Italia è assolutamente possibile, basta volerlo.
Nuraghes è una pellicola originale, curata e ben diretta, con una fotografia assolutamente fantastica, realizzata dallo stesso regista e da Andrea Folino e Emilio Canu: buia come piume dei corvo, fredda come una pila di teschi umani e solare ed accecante come l'arena del combattimento. 
A tempo di ritmi tribali seguiamo il protagonista affrontare il suo percorso verso la vendetta e la divinità, vedendolo attraversare stupende location naturali che il regista è riuscito a catturare in tutto il loro splendore e che ci fanno capire che razza di paradiso sia questa isola. 
Non siamo di fronte ad una pellicola semplice, anzi, si nota uno studio e una ricerca dietro questa opera, non è solamente uno dei tanti film d'azione con grossi energumeni che si uccidono a colpi di spada, c'è l'amore per la propria terra dietro, per le proprie radici e per la propria cultura, lo si nota nella ricostruzione degli ambienti, nel trucco, nelle acconciature e nei costumi (le armature sono assolutamente perfette). 
Le scene di lotta sono girate con un grande occhio e la partecipazione di Ally McClelland gli da assolutamente una marcia in più, il rapper Salmo se la cava alla grande nella parte del protagonista, non aprendo mai bocca punta tutto su espressioni e sguardi di sofferenza, così facendo dimostra di sapersela cavare molto meglio di tanti altri suoi colleghi che recitano invece in stupide Fiction Rai o in film raccapriccianti (tipo Zeta). 
In conclusione posso dire che il film di Aragoni è promosso a pieni voti e non dovete assolutamente perdervelo: tra esoterismo e atmosfere apocalittiche verrete trasportati in una terra lontana e dimenticata, una sorta di Valhalla dove per diventare delle divinità si è obbligati a far scorrere il sangue. 



venerdì 13 gennaio 2017

INEVITABILE - LA RECENSIONE

























IL NUOVO CORTOMETRAGGIO DISTOPICO DI DANIELE RICCI. 

TRAMA:

1996. Una sera come tante. Un uomo si trova nella sua cucina e si appresta a preparare la cena, ma improvvisamente il telefono squilla rompendo il silenzio. Dall'altra parte, solo un confuso crepitio. Attacca un po' perplesso e da poca importanza all'accaduto. Subito dopo qualcuno suona il campanello e quando egli si reca ad aprire trova davanti a sé
un bizzarro sconosciuto con uno strano sorriso che custodisce gelosamente una misteriosa valigia.



LA RECENSIONE: 

Dopo il suo ultimo cortometraggio, "Le Ultime Ore", Daniele Ricci e la Red Planet Video Production tornano con un nuovo lavoro, questa volta però niente noir e niente pistole, questa volta viaggiamo nel futuro, anzi, forse è meglio dire nel passato. 
Entrato in selezione ufficiale al Roma Web Award e al Los Angels Cine Fest, il nuovo lavoro di Ricci è una storia distopica ben ideata e diretta, con pochi attori ed una sola location, scarso budget ma buone idee, in poche parole l'essenziale per dare vita ad un buon corto di venti minuti. 
Ricci crea un'opera dalle atmosfere fumettistiche che strizzano l'occhio allo sci-fi contemporaneo, fa un buon uso della fotografia e sfrutta al massimo i due attori creando primi piani e dialoghi che non risultano mai banali. La cosa che colpisce di più è senza dubbio la cura e l'estetica che è stata data alle scenografia e agli oggetti di scena: la strana parete verde, il telefono vintage anni 90 e la misteriosa valigetta, perfettamente in tinta con la giacca dell'enigmatico personaggio. Facendo in questo modo Ricci riesce a far scorrere alla perfezione il corto, senza far mai annoiare lo spettatore e facendo in modo che si possa seguire al meglio lo svolgimento di una trama che, a prima vista, può sembrare banale, ma che invece nasconde proprio una sorpresa nel finale. 





lunedì 26 settembre 2016

ELVIS E NIXON - LA RECENSIONE





















 ELVIS E NIXON: IL GIORNO IN CUI "IL RE" INCONTRO' "IL  PRESIDENTE". 

TRAMA: 

In una mattina di dicembre del 1970, il Re del Rock 'n' Roll Elvis Presley si reca alla Casa Bianca chiedendo di incontrare l'uomo più potente del mondo, il presidente Richard Nixon, in seguito ad una lettera in cui gli chiedeva di "diventare un agente segreto del governo".






















LA RECENSIONE: 

Ma veramente Elvis Presley voleva diventare un agente segreto anti-droga? Noi non lo sappiamo, ma comunque l'idea, su cui si basa il simpatico film di Liza Jhonson, ci fa veramente ridere.
La Jhonson mette in scena una simpatica commedia satirica, usando come protagonisti due importanti figure della storia come Elvis e Nixon, due personaggi tanto famosi quanto controversi, due uomini che appartengono a due mondi completamente diversi e distanti, da una parte abbiamo il Re del Rock n Roll, mentre dell'altra il presidente del paese più potente al mondo, due figure opposte che hanno una strada che cammina parallela: conservatori, patriottici, eccentrici e competitivi, anti comunisti, anti Beatles e contro la droga e i capelloni. 
Due personaggi che hanno fatto il loro percorso e che si stanno lentamente avviando verso il declino (uno verso lo scandalo Watergate e l'altro verso l'abuso di pillole e alcol), non è assolutamente strano che questi due personaggi riescano a trovarsi così in perfetta simbiosi con i loro modi di fare e nel loro modo di vedere il mondo che gli gira intorno. 
Kevin Spacey ci regala un Nixon in formissima, una simpatica caricatura che però lo rende molto più apprezzabile di quello interpretato da Farnk Langella nel film Forst/Nixon - Il Duello, Shannon invece ci da un Elvis molto più silenzioso e riflessivo, molto più asciutto nel viso, ma senza dubbio con un'ottima mimica di i gesti, sguardi profondi e lunghi silenzi, quindi sicuramente migliore di quella che ci regalò Jonathan Rhys-Meyers. 
Non è assolutamente una pellicola che vuole fare un analisi politica sul potere, non siamo davanti ad un film di Oliver Stone, non ci sono cospirazioni, nastri registrati, complotti e non si parla ne di Vietnam ne di Cuba, c'è invece una gran voglia di fare satira sulla figura di due personaggi molto soli, accompagnati solamente dal proprio entourage, che per Nixon è rappresentato dai suoi segretari personali, mentre per Elvis si tratta di due coatti appartenenti alla così detta "Menphis Mafia", entrambe le parti però risultano amare il loro presidente e il loro Re e cercano in ogni modo di proteggerli e prendersene cura. 
Per concludere diciamo che il film del Jhonson ci è piaciuto, è una simpatica commedia di un ora e mezza che si lascia guardare volentieri, e comunque ricordate: è sempre meglio un film su Elvis che un film con Elvis, come ad esempio Blue Hawaii. 



domenica 10 maggio 2015

THE SIGNAL - LA RECENSIONE
















LO SCI-FI INDIPENDENTE CHE HA FATTO IMPAZZIRE IL SUNDANCE FESTIVAL 

TRAMA:

Tre studenti di college in viaggio attraverso il sud-ovest degli Stati Uniti sono costretti ad una deviazione per andare sulle tracce di un misterioso e geniale hacker che è entrato nei sistemi del MIT ed ha evidenzato falle nel sistema di sicurezza. Nella loro ricerca, i tre amici finiscono in un'area strana e isolata del Nevada, dove all'improvviso tutto diventa scuro. Quando uno di loro, Nic, riprende conoscenza, si ritrova dentro un incubo ad occhi aperti...                
















E' un film presentato al Sundance Film Festival del 2014, diretto da William Eubank, co-scritto insieme a Carlyle Eubank, David Frigerio e interpretato da Brenton Thwaites e Laurence Fishburne. 


LA RECENSIONE: 

Il film è uno dei migliori sci-fi degli ultimi anni a mio parere, un film di fantascienza che riesce pienamente a sotterrare pellicole blockbuster come Interstellar o Elysium.
Il regista usa delle tematiche molto vicine a Philip K. Dick, il quale infatti viene anche "citato", affrontando così il tema del reale e del non reale e il confronto tra l'uomo e la macchina. Eubank sembra voler sottolineare quanto si sia fatta preponderante negli ultimi anni la tecnologia, influenzando così, sia la nostra società che le nostre vite, tanto da essere diventata non più un semplice oggetto a se, ma una vera e propria espansione del nostro corpo. Infatti sono i protagonisti che vanno alla ricerca del misterioso segnale, non è lui che chiama loro, vedono quel segnale come un nuovo tassello della tecnologia e affamati di innovazione si ritroveranno in una situazione Kafkiana, dove tutto sembra illogico e non avere senso, dalle domande che gli vengono poste, alle persone che li circondano.
Eubank usa un piccolo cast, ma molto efficace, una sola location al chiuso e stupendi scenari naturali immensi e desolati in esterno. Stupenda la colonna sonora, composta da Nima Fakhrara, il quale mescola sonorità post rock, ambient ed elettroniche, riuscendo così a mettere la ciliegina sulla torta a questo piccolo capolavoro sci-fi, che sicuramente andrà perso o dimenticato.