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mercoledì 21 marzo 2018

IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE - LA RECENSIONE























ELI ROTH CI MOSTRA IL SUO GIUSTIZIERE DELLA NOTTE.  

TRAMA:

Paul Kersey, un chirurgo di Chicago, è un padre di famiglia dall’indole docile che si ritrova a rivedere le priorità della sua vita dopo che la moglie e la figlia sono vittime di una violenta irruzione nella loro casa. Mosso dal desiderio di vendetta, non si fermerà di fronte a nulla pur di raggiungere il suo scopo…


























LA RECENSIONE: 

Partiamo subito con il dire che questo è il primo film su commissione di Roth, fino ad ora il regista si era scritto e diretto tutti i suoi lavori, mentre questa nuova pellicola, che doveva essere diretta inizialmente da Stallone e poi da Joe Carnahan, è caduta tra le mani di Roth quasi per caso e quindi non ha potuto mettere troppo mano nella sceneggiatura. 
Dopo questa premessa posso dire che Roth ha buttato fuori un film che si allontana molto dall'originale del 1974, il regista elimina completamente il lato psicologico e drammatico dell'originale, infatti, se nella pellicola di Michael Winner il protagonista veniva descritto come un mite borghese che, dopo la morte della moglie e lo stupro della figlia, impazziva e iniziava ad aggirarsi nella notte cercando di essere avvicinato da malviventi per poi ucciderli, in questo nuovo adattamento vediamo un personaggio che più che fare giustizia sembra farsi vendetta, in poche parole il film si è trasformato in un classico revenge movie dai toni quasi fumettistici. 
Willis non sarebbe nemmeno sbagliato come protagonista, l'unico problema forse è il suo fisico troppo palestrato che lo rende poco credibile nei panni di un tranquillo dottore e padre di famiglia che odia la violenza, la mancanza del lato drammatico si avverte molto e sopratutto il finale, troppo dolce e bonaccione, può far storcere un tantino il naso. 
Detto questo però il film ha anche dei punti a favore, non è tutto da buttare, e prima cosa fra tutti è la messa in scena che Roth è riuscito a dare con un suo tocco personale che si fa veramente riconoscere. 
Le scene d'azione sono girate alla grande, Roth avrà tanti difetti ma sicuramente sa come girare l'action, non mancano i personaggi ben caratterizzati (come la commessa del negozio di armi), c'è una critica all'esaltazione dell'uso delle armi da fuoco (tema molto attuale in questo periodo), la mancanza di fiducia nelle autorità e la voglia di farsi giustizia con le proprie mani, le canzoni degli Ac/Dc accompagnano il tutto in maniera perfetta e di certo non deludono le scene di violenza: gambe spezzate, teste che esplodono e fiumi di sangue su cui si rischia di scivolare. 
Per concludere dire che il giudizio è senza infamia e senza lode, siamo davanti ad un semplice action movie ben diretto con il quale si può passare tranquillamente un'ora e mezza, ma con il quale è meglio non cercare paragoni con l'originale. 



mercoledì 20 dicembre 2017

Sicario 2: Soldado - Il Trailer del nuovo film di Stefano Sollima

















Stefano Sollima raccoglie l'eredità lasciatagli da Denis Villeneuve e da vita al sequel della pellicola del 2015. 
Come sempre ci saranno nel cast Benicio del Toro e Josh Brolin che ricopriranno i ruoli del precedente capitolo, l'uscita del film è prevista per giugno 2018 e noi attendiamo con ansia di vedere il lavoro fatto da Sollima in questa nuova avventura Made in the U.S.A. 



























La storia si concentra sui protagonisti maschili del primo capitolo, Alejandro, Matt e Steve che decidono di tornare in Messico per scatenare una guerra tra cartelli rivali. 

IL TRAILER: 

venerdì 6 ottobre 2017

EL BAR - LA RECENSIONE



























ALEX DE LA IGLESIA CI MOSTRA LA VERA NATURA DELL'ESSERE UMANO.  

TRAMA:

Nove di mattina. Un gruppo eterogeneo di persone è a far colazione in un bar nel centro di Madrid. Uno di loro ha fretta e va via ma, mentre oltrepassa la porta, qualcuno gli spara in testa. Nessuno osa aiutarlo: sono tutti intrappolati dentro dal cecchino che ha sparato. La tensione man mano sale e la situazione offre ai malcapitati la possibilità di rivelare a poco a poco peccati e colpe…























LA RECENSIONE: 

E' tornato quello pazzo anarchico di Alex De La Iglesia e io non posso fare altro che esserne contento. 
Dopo averci mostrato il mondo della stregoneria, con la stupenda horror comedy "Le Streghe son Tornate", De La Iglesia cambia nuovamente strada e da vita ad un thriller spietato e violento, un perfetto mix tra "Distretto 13", "The Mist", "In Linea con L'assassino" e "Tower Block". 
Con uno schema classico, quasi da pièce teatrale, assistiamo ad un film che si apre come un semplice sniper movie, per poi evolversi e passare dal thriller al genere catastrofico, il tutto condito da una messa in scena grottesca e da un pizzico di black humor (un classico del regista). 
Ma non c'è solo questo nel nuovo film del regista spagnolo, infatti, De La Iglesia sembra aver imparato bene la lezione lasciataci dai vecchi maestri del cinema di genere, per questo motivo usa l'intrattenimento solamente come una scusa, per De La Iglesia il genere non è altro che un cavallo di troia che cela al suo interno una critica sociale dura e cattiva, un vero escamotage degno di un Romero o di un Carpenter. 
La regia è assolutamente al top, la fotografia anche, la struttura è solida e costruita a strati, la tensione sale passo dopo passo tenendo lo spettatore perennemente inchiodato davanti allo schermo, il quale, non può fare altro che chiedersi "ma dove cazzo andrà a parare?". 
Ogni personaggio è stato costruito al meglio, non ci sono macchiette, non ci sono personaggi stereotipati, ma sopratutto non ci sono eroi. 
Esatto! Niente eroi e niente eroine per il nuovo film di Alex De La Iglesia, i protagonisti della pellicola non sono altro che semplici persone che possiamo incontrare nella nostra vita quotidiana: un barista, un rappresentante di biancheria intima, una giovane ragazza che ama incontrare ragazzi conosciuti sul web, un barbone che cita la bibbia ad ogni occasione, un web designer hipsteriano e una triste e solitaria giocatrice di video poker.
Tutte persone che non hanno ne tempo ne tanto meno voglia di diventare eroi, ognuno pensa a se stesso e a come fare per restare vivo, non esiste la collettività, non vale la frase "l'unione fa la forza", vige solamente l'egoismo e l'individualità.
Concludiamo promuovendo alla grande la pellicola del regista spagnolo e chiudiamo con una frase del film che, a mio parere, riassume al meglio il messaggio di De La Iglesia, ovvero, "La paura ci mostra per quello che siamo veramente". 



mercoledì 4 ottobre 2017

Wonder Wheel - Trailer e Trama del nuovo film di Woody Allen




























E' stato appena pubblicato il primo trailer ufficiale di Wonder Wheel, il nuovo film scritto e diretta da Woody Allen. 

Trama: 

Ambientato a Coney Island durante gli anni 50, il film, segue la storia di Ginny (Winslet), la moglie di un tecnico delle giostre di Coney Island (James Belushi) che si invaghisce di un giovane bagnino di nome Mickey (Timberlake). Le cose si faranno più complicate quando in scena compare la figlia del marito di Ginny (Temple). 





























Il film, che ha come protagonisti Kate Winslet, Justin Timberlake e Juno Temple, verrà presentato in anteprima il 14 ottobre al New York Film Festival. 



mercoledì 27 settembre 2017

NICO, 1988 - IL TRAILER ITALIANO DEL FILM DI SUSANNA NICCHIARELLI






















E' finalmente uscito il trailer italiano del film "Nico 1988", il biopic sulla vita della famosa cantante e modella tedesca  Christa Päffgen, conosciuta da tutti con il nome d'arte di "Nico". 
Il film, diretto dalla regista Italiana Susanna Nicchiarelli e interpretato dall'attrice Trine Dyrholm, era già stato presentato alla 74esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia dove aveva avuto l'onore di aprire la sezione Orizzonti. 

La pellicola uscirà nelle sale Italiane il 12 Ottobre 2017. 

TRAMA: 

Ambientato tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, nella campagna polacca e il litorale romano, Nico, 1988 è un road-movie dedicato agli ultimi anni di Christa Päffgen, in arte Nico (Trine Dyrholm). Musa di Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una seconda vita dopo la storia che tutti conoscono, quando inizia la sua carriera da solista. La sua musica è tra le più originali degli anni 70 e 80 ed ha influenzato tutta la produzione musicale successiva. La "sacerdotessa delle tenebre", così veniva chiamata, ritrova veramente se stessa dopo i quarant’anni, quando si libera del peso della sua bellezza e riesce a ricostruire un rapporto con il suo unico figlio dimenticato. Nico, 1988 racconta degli ultimi tour di Nico e della band che l’accompagnava in giro per l’Europa degli anni ‘80. È la storia di una rinascita, di un’artista, di una madre, di una donna oltre la sua icona


venerdì 4 agosto 2017

Eli Roth dirige Bruce Willis nel remake del Giustiziere della Notte: Ecco il trailer




















Eli Roth torna dietro la macchina da presa e decide di girare il remake del Giustiziere della Notte. La pellicola, per chi non la ricordasse o non la conoscesse, narrava la storia di un mite architetto di New York, marito e padre di famiglia, che dopo l'omicidio della moglie e lo stupro della figlia si trasformava in uno spietato giustiziere che girava per le strade della città uccidendo ladri e stupratori. 
Il film del 1974, interpretato da un grandissimo Charles Bronson e diretto da Michael Winner, ebbe un gran successo commerciale e allo stesso tempo fu anche ricoperto da forti critiche per il fatto che la pellicola sembrasse elogiare la violenza e la giustizia sommaria. 


In questa nuova versino la parte del protagonista è stata affidata a Bruce Willis (sai che originalità), che accanto a se avrà un cast composto da: Vincent D’Onofrio, Kimberly Elise, Mike Epps e Elisabeth Shue. 
Il film uscirà nelle sale americane il 22 novembre e a giudicare dal trailer sembra proprio che Eli Roth non si sia voluto prendere troppo sul serio, non so se è un bene o un male, ma staremo a vedere...

ECCO IL TRAILER: 

sabato 6 maggio 2017

NURAGHES S'Arena - LA RECENSIONE





















E' IL FUTURO QUELLO CHE HAI VISTO? O ERA L'INFERNO? 

TRAMA: 

Gli incubi perseguitano '''Arduè''' (Salmo), qualcosa dall'inferno cerca di comunicare con lui. Il ricordo di sua figlia si fà vivo ogni notte... il rimorso per non averla salvata lo tormenta da troppo ormai. Una volta scoperto il nome dell'assassino, il guerriero Arduè, accompagnato dal maestro '''Bachis''' interpretato da Ally McClelland (Robin Hood, Valhalla Rising), affronta un lungo viaggio per poter partecipare ad un segreto e sanguinario torneo. Un'arcaica arena di sabbia in mezzo al verde, dove il bronzo si mischia alla carne e gli sciamani reclutano i migliori guerrieri dell'isola. Sarà li che Arduè affronterà ogni singolo combattente per arrivare in cima e sfidare l'uomo che gli ha tolto tutto, '''Ischidos''' l'immortale (Michael Segal).






















LA RECENSIONE: 

Se vivessimo in un paese normale Aragoni sarebbe già stato sommerso da decine di proposte di produttori cinematografici che lo implorano di realizzare un film tutto suo, purtroppo non viviamo in un paese normale e quindi credo che il caro Aragoni si dovrà accontentare di restare nel circuito del cinema indipendente (almeno per adesso). 
Che cosa si può dire di questo piccolo gioiello girato nella bellissima isola sarda? Gli aggettivi che mi vengono in mente per descriverlo sono solo tre: sporco, violento, e apocalittico. 
Con un budget di soli 7.000 euro il regista è riuscito a tirare fuori un corto che, in soli venti minuti, riesce a far impallidire buona parte delle grosse pellicole italiane e che, per l'ennesima volta, ci da la dimostrazione che un altro tipo di cinema in Italia è assolutamente possibile, basta volerlo.
Nuraghes è una pellicola originale, curata e ben diretta, con una fotografia assolutamente fantastica, realizzata dallo stesso regista e da Andrea Folino e Emilio Canu: buia come piume dei corvo, fredda come una pila di teschi umani e solare ed accecante come l'arena del combattimento. 
A tempo di ritmi tribali seguiamo il protagonista affrontare il suo percorso verso la vendetta e la divinità, vedendolo attraversare stupende location naturali che il regista è riuscito a catturare in tutto il loro splendore e che ci fanno capire che razza di paradiso sia questa isola. 
Non siamo di fronte ad una pellicola semplice, anzi, si nota uno studio e una ricerca dietro questa opera, non è solamente uno dei tanti film d'azione con grossi energumeni che si uccidono a colpi di spada, c'è l'amore per la propria terra dietro, per le proprie radici e per la propria cultura, lo si nota nella ricostruzione degli ambienti, nel trucco, nelle acconciature e nei costumi (le armature sono assolutamente perfette). 
Le scene di lotta sono girate con un grande occhio e la partecipazione di Ally McClelland gli da assolutamente una marcia in più, il rapper Salmo se la cava alla grande nella parte del protagonista, non aprendo mai bocca punta tutto su espressioni e sguardi di sofferenza, così facendo dimostra di sapersela cavare molto meglio di tanti altri suoi colleghi che recitano invece in stupide Fiction Rai o in film raccapriccianti (tipo Zeta). 
In conclusione posso dire che il film di Aragoni è promosso a pieni voti e non dovete assolutamente perdervelo: tra esoterismo e atmosfere apocalittiche verrete trasportati in una terra lontana e dimenticata, una sorta di Valhalla dove per diventare delle divinità si è obbligati a far scorrere il sangue. 



mercoledì 1 marzo 2017

D - IX 509 - IL RITORNO DI DOMIZIANO CRISTOPHARO ALLA REGIA































Domiziano Cristopharo torna a collaborare con Simone Modugno e insieme danno vita ad un nuovo horror scritto da Antonio Tentori (Nightmare Concert, Daemonia, Dracula3D), Chris Milewski (Welcome to the world dear child, Cold eyes of Death) e Daniele del Viva.
Il film è la versione definitiva dello sfortunato progetto iniziato col titolo di HOUSE OF TEMPEST (in cui dovevano partecipare Nina Moric e Roberta Gemma) interrotto per la morte di Carlo de Mejo (City of Living Dead, Contamination) successivamente trasformato in Il.
TEMPEST, narrava di un piccolo gruppo di mercenari che resta in avaria con la loro barca durante la ricerca di relitti della seconda guerra mondiale.

L'incipit della Seconda Guerra Mondiale ed il codice D-IX nel titolo del film, non possono che far pensare agli esperimenti folli dei nazisti ed il famoso farmaco per creare il superuomo...



martedì 25 ottobre 2016

SACRIFICE: IL GORE MOVIE DIRETTO DA POISON ROUGE - TRAILER





















Prodotto da Domiziano Cristopharo e diretto dall'attrice, modella,regista Poison Rouge, arriva finalmente il trailer di Sacrifice, il film indipendente horror estremo che si ispira al franchise nipponico del 1985 ideato da Hideshi Hino.


TRAMA:

Trama: un ragazzo (Roberto Scorza) autolesionista e dipendente da droghe si rifugia nel suo mondo di dolore. Il suo malsano amore per la sofferenza lo porterà a percorrere una strada fatta di ferite, tagli, sangue e desiderio di morte. Nel buio della sua mente cercherà di dare un senso alla sua vita ormai spinta troppo oltre il limite.

fonte trama: DarkVeins


martedì 11 ottobre 2016

LA RUNA - LA RECENSIONE





















CARTOMANZIA, FEDE E MAGIA NELLA NUOVA WEB SERIES DI FABIO MANGRONI. 

TRAMA:


Nel giorno del solstizio d’estate, nella piccola cittadina di Trempu, due Rune vennero donate.
Minerva (Giulia Scanu) e Iride (Claudia Vacca) si contenderanno le vite di due innocenti persone giocando con la sorte. L ’arrivo di Nicolay (Nicola Virdis) alla cittadina cambia le carte in tavola, ben presto Minerva e Iride si accorgeranno di essere in mezzo a qualcosa di più grande. Le Amaia hanno dato inizio al Rituale.
Madame de la Croix chiederà aiuto a Minerva e le farà da guida per fermare il rito.






















LA RECENSIONE: 

Fabio Mangroni ama la sua terra (cioè la Sardegna), ama le sue location, le sue tradizioni e le leggende che essa nasconde, quindi decide di rubare le parti migliori che la sua isola conserva e di regalarci una web series che si alterna tra magia, mistero e cartomanzia. 
La Runa, web series scritta e diretta da Mangroni, arrivata in finale al Roma Web Fest 2015 ed entrata in selezione al Los Angeles Cine Fest, ci porta in un mondo buio, triste e misterioso, una sorta di bellissimo sogno (costituito da cinque micro episodi) dove le leggi del tempo e dello spazio sembrano non esistere più.
La serie di Mangroni  è un viaggio ipnotico fatto di strani personaggi misteriosi che sembrano essere usciti dalla penna di Tolstoj ma che, per sbaglio, sembrano essere finiti nell'ambientazione di un racconto di Edgar Allan Poe, con La Runa infatti abbiamo un mash-up che va dal cinema gotico a quello fantasy, dalla narrativa fantastica a quella popolare, dalla letteratura classica ai fumetti di Dylan Dog. 
Mangroni crea un'opera dove la messa in scena è assolutamente curata alla perfezione, i costumi, la fotografia e gli oggetti di scena (dalle lampade ad olio ai quadri alle pareti), sono la vera forza di questa web series.
In questo modo il regista riesce a dare vita ad un interessante produzione curata nei minimi particolari, una cosa che non si vede facilmente nelle opere indipendenti italiane (che siano corti o che siano web series), Mangroni sembra aver capito infatti che la differenza tra un'opera amatoriale e una indipendente sta proprio nel curare alla perfezione i piccoli dettagli, perchè questi senza dubbio faranno la differenze, ed infatti in questo caso la fanno e come. 
Mangroni ama i primi piani, i movimenti lenti di macchina e le inquadrature fisse, sa cogliere la poesia che che si cela dietro un qualsiasi oggetto inanimato, come un'altalena arrugginita, una scogliera buia o una chiesa in pietra, non è facile trovare un regista che riesca a trarre il meglio da location naturali senza bisogno di ricorrere alla post produzione o alla ricostruzione artificiale. 
Molto belle le musiche composte da Antonio Manca, che già avevamo conosciuto per un'altra serie made in Sardegna intitolata "Quella Sporca Sacca Nera", da notare anche l'interpretazione di Giulia Scanu nella parte di Minerva e quella di Marina Sanna nel ruolo di Madame de la Croix, due donne completamente opposte che riescono a trasmetterci malinconia e solitudine solamente attraverso i loro bellissimi occhi neri. 
Faccio quindi i complimenti a Mangroni, alla sua squadra e ai suoi attori, con l'augurio e la speranza di vedere presto altri lavori sbarcare dall'isola Sarda, ancora una volta infatti abbiamo la dimostrazione che il cinema indipendente Sardo non ha voglia di restare con le mani in mano, ma vuole invece darsi da fare e far arrivare la sua voce a tutti. 




lunedì 3 ottobre 2016

I MAGNIFICI SETTE - LA RECENSIONE



















I SETTE PISTOLERI DI FUQUA CHE NON SONO POI COSI' TANTO MAGNIFICI.   

TRAMA: 

Quando la città di Rose Creek si ritrova sotto il tallone di ferro del magnate Bartholomew Bogue, per trovare protezione i cittadini disperati assoldano sette fuorilegge, cacciatori di taglie, giocatori d'azzardo e sicari - Sam Chisolm, Josh Farraday, Goodnight Robicheaux , Jack Horne, Billy Rocks, Vasquez e Red Harvest.























LA RECENSIONE: 

Siamo arrivati a settembre 2016 e gli americani non sembrano avere per niente voglia di voler smettere di tirare fuori remake dal cassetto. Questa volta hanno persino rispolverato il classico di John Sturges del 1960 "I magnifici sette" (ispirata a sua volta dal capolavoro di Kurosawa "I sette samurai"), gli Yankee sembrano decisi a voler rilanciare il genere western ma tranne alcuni casi, come l'ultimo di Tarantino o lo stupendo The Homesman di Tommy Lee Jones, non sembra si ricordino più come si scrive una buona storia western. 
Partiamo subito col dire che Antoine Fuqua non è affatto un pessimo regista, anzi, quello a cui bisogna assolutamente dare merito quando si guarda il film è proprio la regia e la messa in scena, non è il solito blockbuster americano dai tempi veloci, i ritmi sparati a mille pieni di battutine sceme o di combattimenti a rallenty con gente che spara facendo capriole in aria, direi invece che le scene delle sparatorie sono forse una delle cose più interessanti e migliori del film, quello invece in cui pecca la pellicola alla grande è assolutamente la scrittura della storia e sopratutto dei personaggi.
Se nelle pellicole di Kurosawa e Sturges si puntava proprio sulla costruzione dei personaggi, alle loro storie, i loro pregi, i loro difetti e sugli ideali che li portavano a fare quello che facevano, in questo nuovo film non c'è assolutamente niente di tutto questo. Nel film di Sturges vedevamo sette personaggi completamente diversi tra loro riuscire a fare gruppo e difendere dei poveri contadini messicani che non sarebbero mai stati in grado di tenere una pistola in mano, nel film di Fuqua vediamo sette persone (che a mio parere vengono arruolate molto a caso) che sembrano non considerasi nemmeno l'uno con l'altro, che non riescono a creare un vero gruppo e sopratutto che non fanno capire nemmeno il motivo per cui ognuno di loro accetta di difendere la piccola cittadina di Rose Creek (cittadina tra l'altro non abitata da contadini messicani ma da normali cittadini americani, quindi non si capisce nemmeno per quale motivo tra di loro non ce ne sia nemmeno uno che sappia tenere in mano un fucile o una pistola).
Qui non siamo davanti a dei pistoleri che sono letteralmente con le pezze al culo come nel film di Sturges, non sono dei Ronin come nella pellicola di Kurosawa, sono solamente sette persone (messe insieme veramente a caso)  di cui facciamo veramente fatica a capire i motivi che animano i loro spiriti di giustizia (tranne Denzel Washington). 
A mio parere questi sette non sono così tanto magnifici, come ci vogliono far credere con l'ultima inquadratura finale del film (scena veramente da mettersi a ridere), Fuqua è un buon regista ma dovrebbe leggere a modo le sceneggiatura che gli vengono proposte prima di accettare di girare un film come questo. 
PS: c'è un quesito che mi assilla da giorni su questo film: la storia è ambientata nel selvaggio west poco dopo la fine della guerra di secessione, si svolge in una piccola cittadina americana degli stati del sud e allora perchè nessuno riesce ad accorgersi durante tutto il film che Denzel Washington è nero? 




lunedì 26 settembre 2016

ELVIS E NIXON - LA RECENSIONE





















 ELVIS E NIXON: IL GIORNO IN CUI "IL RE" INCONTRO' "IL  PRESIDENTE". 

TRAMA: 

In una mattina di dicembre del 1970, il Re del Rock 'n' Roll Elvis Presley si reca alla Casa Bianca chiedendo di incontrare l'uomo più potente del mondo, il presidente Richard Nixon, in seguito ad una lettera in cui gli chiedeva di "diventare un agente segreto del governo".






















LA RECENSIONE: 

Ma veramente Elvis Presley voleva diventare un agente segreto anti-droga? Noi non lo sappiamo, ma comunque l'idea, su cui si basa il simpatico film di Liza Jhonson, ci fa veramente ridere.
La Jhonson mette in scena una simpatica commedia satirica, usando come protagonisti due importanti figure della storia come Elvis e Nixon, due personaggi tanto famosi quanto controversi, due uomini che appartengono a due mondi completamente diversi e distanti, da una parte abbiamo il Re del Rock n Roll, mentre dell'altra il presidente del paese più potente al mondo, due figure opposte che hanno una strada che cammina parallela: conservatori, patriottici, eccentrici e competitivi, anti comunisti, anti Beatles e contro la droga e i capelloni. 
Due personaggi che hanno fatto il loro percorso e che si stanno lentamente avviando verso il declino (uno verso lo scandalo Watergate e l'altro verso l'abuso di pillole e alcol), non è assolutamente strano che questi due personaggi riescano a trovarsi così in perfetta simbiosi con i loro modi di fare e nel loro modo di vedere il mondo che gli gira intorno. 
Kevin Spacey ci regala un Nixon in formissima, una simpatica caricatura che però lo rende molto più apprezzabile di quello interpretato da Farnk Langella nel film Forst/Nixon - Il Duello, Shannon invece ci da un Elvis molto più silenzioso e riflessivo, molto più asciutto nel viso, ma senza dubbio con un'ottima mimica di i gesti, sguardi profondi e lunghi silenzi, quindi sicuramente migliore di quella che ci regalò Jonathan Rhys-Meyers. 
Non è assolutamente una pellicola che vuole fare un analisi politica sul potere, non siamo davanti ad un film di Oliver Stone, non ci sono cospirazioni, nastri registrati, complotti e non si parla ne di Vietnam ne di Cuba, c'è invece una gran voglia di fare satira sulla figura di due personaggi molto soli, accompagnati solamente dal proprio entourage, che per Nixon è rappresentato dai suoi segretari personali, mentre per Elvis si tratta di due coatti appartenenti alla così detta "Menphis Mafia", entrambe le parti però risultano amare il loro presidente e il loro Re e cercano in ogni modo di proteggerli e prendersene cura. 
Per concludere diciamo che il film del Jhonson ci è piaciuto, è una simpatica commedia di un ora e mezza che si lascia guardare volentieri, e comunque ricordate: è sempre meglio un film su Elvis che un film con Elvis, come ad esempio Blue Hawaii. 



lunedì 1 agosto 2016

I fantasmi dei vecchi Ghostbusters sono migliori di quelli del 2016


















E' uscito finalmente il reboot/remake, o come volete chiamarlo voi, del film cult degli anni 80 che tutti noi conosciamo con il nome di Ghostbusters - Gli Acchiappafantasmi. 
A mio parere credo sia un'opera inutile, diretta con i piedi, con una sceneggiatura più adatta ad un cartone animato che ad un film e piena di battute degne della peggior sitcom americana (ci mancavano solo le risate finte in sottofondo). 
Molti si sono recati al cinema e, anche se quando hanno visto il trailer si sono messi a urlare "allo scandalo!", alla fine sono usciti dalla sala con il sorrisino sulle labbra. 
Sinceramente non è che mi stupisca molto la cosa, visto che è un film pieno dei peggiori clichè che stanno appestando tutti gli ultimi blockbuster Americani, la formula è semplice ed è sempre la stessa: una trama piena di buchi ma che duri due ore, un sacco di battute ridicole e tanta CGI sparata a mille. 


Questa cosa della CGI ancora non riesco a capirla, non riesco a capire per quale stupido motivo continuiate a trovare belli tutti questi effetti digitali che, aggiunti ad una fotografia sempre accesa e sempre uguale, trasforma il film in un videogioco. 
Dopo essermi visto il nuovo Ghostbusters ho deciso di fare un salto nel passato e riguardarmi i due precedenti film, senza bisogno di mettersi a fare paragoni inutili tra quale sia il migliore (anche perchè è chiaro che sia quello del 1984), mi sono accorto subito di una cosa che mi ha veramente fatto ridere, e cioè, che i fantasmi dei vecchi film sono fatti molto meglio di quelli del 2016, infatti eccovi un "prima e dopo" che spero vi faccia capire quanto la CGI sia una cosa orribile quando è usata in maniera esagerata. 































domenica 5 giugno 2016

SOMNIA - LA RECENSIONE





















UNA BELLISSIMA FAVOLA DELL'ORRORE DIRETTA DA MIKE FLANAGAN. 

TRAMA:

Jessie e Mark perdono il loro unico figlio e per tentare di superare il dolore prendono con loro il piccolo Cody, rimasto orfano in seguito alla morte della propria madre. Amorevole come tutti i bambini, Cody però non ama dormire: ogni volta che si addormenta, i suoi sogni e i suoi incubi prendono forma e si manifestano fisicamente, portando con loro finte speranze e demoniache presenze… 






















LA RECENSIONE: 

Diciamo subito che quando un regista riesce a citare un film di William Castle (La Casa dei Fantasmi), in una sua opera, si capisce già che è uno scalino sopra a tanti altri suoi colleghi usciti negli ultimi anni (un po' come aveva fatto la Kent in Babadook: dove si vedeva in televisione una scena di "I tre volti della paura" di Mario Bava). 
Altri punti in comune con il piccolo gioiellino della Kent sono senza dubbio il mostro nero dei sogni, il bambino apatico e il rapporto madre figlio che il regista riesce a mettere in scena, il tema invece del grande potere nelle mani di un bambino che non sa controllarlo e che ha bisogno di una figura guida che gli insegni a gestirlo ricorda molto l'episodio di Joe Dante intitolato "Prigionieri di Antony", presente nel film "Ai confini della realtà". 
Con una messa in scena in stile horror e una bella fotografia, Flanagan riesce a raccontarci una bellissima favola oscura divisa in due parti: nella prima vediamo la magia dei sogni prendere vita e nella seconda vediamo tali sogni trasformarsi in terribili incubi che si portano via le persone nel cuore della notte. 
Il regista gira quasi sempre con l'inquadratura fissa, fa crescere lentamente la storia e ci mostra un interessante costruzione dei personaggi; non siamo di fronte alla classica famiglia borghese americana perfetta e sorridente, vediamo invece due genitori (in particolare la madre) distrutti psicologicamente per la perdita del loro primo figlio,  i quali, non appena scoprono gli immensi poteri del nuovo bambino, cercano in ogni modo di sfruttarlo per attenuare il loro dolore, non capendo invece che si tratta solamente di una serenità artificiale e che non c'è niente di vero o di reale in tutto quello che vedono materializzarsi.  
Fantastico il finale (niente spoiler), che riesce a dare un tono di serenità che non ci si aspetterebbe mai da un film del genere e che rende "Somnia" un horror molto più originale di tanti altri usciti negli ultimi tempi. 


venerdì 27 maggio 2016

EMELIE - LA RECENSIONE

E' ARRIVATA LA BABY SITTER A CUI NESSUNO VORREBBE MAI LASCIARE I PROPRI FIGLI. 

TRAMA:

Quando la loro babysitter Maggie non può essere loro d’aiuto, i Thompson si rivolgono alla sua amica Anna per dare un’occhiata ai figli mentre loro sono fuori per festeggiare il loro anniversario di nozze. All’inizio, Anna agli occhi dei ragazzi sembra come un sogno che si avvera ma non appena il suo comportamento diventa sempre più strano i piccoli Thompson si ritroveranno al centro di un incubo, scoprendo che la loro babysitter non è per niente ciò che sembra… 

LA RECENSIONE: 

Emelie è un interessante thriller che gioca sul classico tema della baby sitter pazza, un film che ha una struttura semplice ma per niente banale o noiosa, una pellicola che segna l'esordio di Michael Thelin alla regia e che, a mio pare, è un esordio riuscito alla grande. 
Non mancano ne la tensione ne la suspense in questa pellicola; il regista decide di non tenere troppo la storia della protagonista nell'ombra e infatti ci mostra quasi subito la sua vera natura psicopatica (cosa che forse potrebbe deludere lo spettatore che ancora deve vedere il film, ma non vi preoccupate, c'è dell'altro), infatti, il regista si diverte a mostrare allo spettatore i terribili e sadici giochi che la baby sitter propina ai tre ragazzi, in un clima sempre più disturbante e malato dove la tensione e l'angoscia crescono sempre più, tutto aiutato da un buon uso della fotografia, dalle inquadrature sfocate e nascoste e da una colonna sonora che a tratti ci riporta a Carpenter.  
Thelin non ci mostra solo una ragazza con un passato distorto alle spalle, non si concentra solamente sul cattivo di turno, no, il regista sembra voler mettere a confronto due stili di vita differenti: quello della classica famiglia Americana medio borghese che ha avuto tutto e quello della ragazza con problemi mentali a cui invece è stato tolto tutto. 
Quella che vediamo è la famiglia classica Americana: un padre, una madre, tre figli e un criceto, una famiglia che vive nella classica villetta a schiera dal giardino sempre verde con tanto di casetta sull'albero, una vera famiglia tipo, ma che sotto sotto non è come veramente ci appare.
Come ho detto all'inizio non c'è niente di banale o noioso in questa pellicola, quindi l'unica cosa che posso fare è quella di consigliare a tutti questo piccolo gioiellino firmato Michael Thelin.