lunedì 7 dicembre 2020

NIGHTMARE SYMPHONY - LA RECENSIONE

Diretto a quattro mani da Domiziano Cristopharo (House of Flesh Mannequins) e Daniele Trani, Nightmare Symphony è un Horror violento e malato che rende omaggio a uno dei più grandi (forse il più grande) registi di genere che abbiamo avuto in Italia, ovvero Lucio Fulci. 

Presentato in anteprima mondiale all’Ischia Global Film & Music Fest e in Selezione Ufficiale al World Film Festival di Los Angeles e al Buffalo Dreams Fantastic Film Festival, il film arriverà da noi a inizio 2021, distribuito dalla TetroVideo e reperibile in DVD e Blu Ray. 










 



UNA SINFONIA NEL CERVELLO

Nightmare Symphony è un tributo/remake ad uno dei lavori migliori e anche più personali del grande Lucio Fulci, ovvero, Un Gatto nel Cervello. 

Come per il Cult del 1985, anche in questo caso assistiamo alla storia di un regista, interpretato da Frank Laloggia (regista del film cult "Scarlatti" e che in questa pellicola interpreta se stesso), impegnato con il montaggio finale del suo ultimo lavoro. Mentre Frank si trova a combattere con produttori, montatori e sceneggiatori per imporre la sua idea di film, un misterioso personaggio inizia a compiere una serie di terribili omicidi. 













Possiamo subito dire che Cristopharo e Trani dimostrano di conoscere il cinema del maestro Fulci, sanno infatti che per rendere omaggio ad un regista come Lucio non si deve puntare solamente sul sangue che scorre a fiumi o sulla violenza gratuita. Per rappresentare l'immaginario Fulciano bisogna addentrarci nel profondo, nel lato disumano delle persone, bisogna abolire il concetto di eroe e di happy ending (il finale deve essere sempre aperto o crudele). 

Sicuramente non ci troviamo davanti ad un Horror fatto per arruffianarsi il pubblico dei Blockbuster (sono i registi che decidono e non il pubblico), ne a un prodotto fatto per il pubblico generalista che passa le giornate su Netflix, ma siamo invece di fronte ad una pellicola indipendente che si sente libera da ogni censura e paletto, un Horror certamente di nicchia, ma che riesce tranquillamente a far passare allo spettatore un'ora e venti senza che debba sbuffare o guardare l'orologio sperando che arrivi la fine. I due registi partono con una scena di sangue iniziale girata come nella migliore tradizione del cinema Giallo/Thriller Italiano, per poi farci tornare con i piedi per terra e continuare a far crescere la tensione e la suspense con un ritmo eccellente, dosando gli omicidi e puntando molto sulla psiche del protagonista, per poi regalarci un finale folle e crudele. 

Primi piani di rasoi che tagliano gole e una fotografica tetra, fanno da cornice ad un film ricco di citazioni, sogni onirici, crudeltà e frustrazione, il tutto narrato con uno schema metacinematografico che cerca di far cadere lo spettatore nel dubbio di cosa sia reale e cosa sia fantasia.

Si tagliano i dialoghi il più possibile e si decide di far parlare la macchina da presa, il tutto accompagnato da musiche a base di Synth che, in questo caso, sono veramente metà dell'opera. 

Gli effetti speciali fanno la loro figura senza far storcere il naso allo spettatore, esattamente come la recitazione degli attori, che risulta sempre di buon livello. E' chiaro che Nightmare Symphony non sia un prodotto digeribile da tutti, o almeno non per chi è stato educato con prodotti mainstream ad alto budget o a Teen Horror pieni di dialoghi, jumpscare e CGI ingombrante. Nightmare Symphony è una pellicola che si rivolge alla nicchia, ma non a quella snob e radical chic da politically correct, ma a quella fetta di amanti del cinema Horror che amavano Fulci e ne riconoscevano e apprezzavano il grande talento registico e la sua visione di cinema. 

Daniele Del Viva

giovedì 24 settembre 2020

THE VIGIL - LA RECENSIONE

















Il film d'esordio del regista Keith Thomas, un' opera Horror prodotta dalla Blumhouse che ci porta nel terrificante mondo dei demoni della mitologia ebraica. 

Presentato nel 2019 al Toronto Film Festival, The Vigil, è un Horror di matrice indipendente che ci racconta la storia del giovane Yacov, il quale, dopo aver smarrito la propria fede ed essere rimasto senza lavoro, accetta per una sera di fare da Shomer alla salma di un anziano ebreo sopravvissuto ai campi di stermino. Il ruolo dello Shomer nella cultura ebraica è molto semplice: egli deve vegliare tutta la notte sulla salma del defunto e recitare i salmi ebraici per proteggere l'anima....peccato però che qualcosa di maligno e di sinistro sembri nascondersi in quella casa e la notte non sarà così semplice da superare. 














LA RECENSIONE: 

Se Jordan Peele ha il lato politico, Ari Aster quello pagano, Robert Eggers ha il folklore e la mitologia, a Keith Thomas forse potrebbe toccare il lato religioso. Infatti, a mio avviso, questo nuovo regista potrebbe entrare tranquillamente nella rosa dei nuovi autori del New Horror Americano degli ultimi anni. 

Esattamente come i registi già citati, anche Thomas riesce a raccontare una storia che spaventa, inquieta e mette angoscia senza bisogno di spruzzate di sangue, grida, corse assurde e CGI da videogioco, ma usando invece la tecnica cinematografica dei movimenti di macchina, della giusta fotografia, dei tempi ben inseriti e di una colonna sonora molto efficace. Il regista dimostra di saper sfruttare bene il genere, non lo lascia fine a se stesso, ma lo adopera per raccontare una storia fatta di demoni e traumi personali, mettendo in scena così una pellicola Horror dal basso budget ma dalle grandi idee. Già dalle prime scene si capisce subito che il caro Keith sa tenere in mano la macchina da presa, si intuisce che non scherza con il genere e che non vuole solamente mettere paura, è così infatti che più andiamo avanti e più ci rendiamo conto di trovarci davanti ad un' ottima opera prima che non ci lascerà con l'amaro in bocca.

Il regista usa quasi sempre un'unica location e un cast molto minimale, giocando poi tutto sul senso claustrofobico della prigionia e della reclusione. Attraverso una sola notte assistiamo alla lunga veglia che il protagonista deve affrontare e alle strane situazioni che gli si presentano: misteriose telefonate, presenze maligne e un terribile trauma del passato che sembra non volersene andare. The Vigil non è quindi il classico Teen Movie dal jumpscare facile e dalle battutine alla Jack in The Box o IT, ma è invece un'opera molto più profonda e ragionata, una pellicola Horror che può far pensare e riflettere lo spettatore (oltre a spaventarlo), un film che ha un soggetto molto originale alla base e dove si possono trovare all'interno migliaia di significati: il culto religioso, il lato sociale, il folklore e il dramma personale. 

Credo quindi che Thomas, con questo suo esordio, potrebbe tranquillamente essersi aperto una buona strada nel panorama Horror e consiglio a tutti di tenere d'occhio questo regista che sembra farci ben sperare. 

Daniele Del Viva



venerdì 18 settembre 2020

LE STRADE DEL MALE - LA RECENSIONE














Le Strade del Male è il nuovo prodotto Netflix diretto dal giovane regista Antonio Campos e tratto dall'omonimo romanzo di Donald Ray Pollock. Una spietata fotografia della provincia Americana degli anni 60 con all'interno un cast d'eccezione: Tom Holland, Robert Pattison, Sebastian Stan e Mia Wasikowska.

Tra la metà degli anni 50 e l'inizio degli anni 60, assistiamo alle vicende di un gruppo di personaggi che, con le proprie storie personali, finiranno per incrociarsi e scontrarsi tra di loro: un ragazzino con un' infanzia traumatica, un predicatore pedofilo, un fanatico religioso, una coppia di assassini perversi e uno sceriffo corrotto. 













LA RECENSIONE:

Si parte con una voce narrante molto pesante e troppo presente, una voce che va bene se inserita in un romanzo, ma che in un film, a lungo andare, diventa veramente troppo invadente e odiosa. L'inizio poi si alterna tra flashback confusionali e dialoghi che sembrano avere poco senso, facendo subito intendere allo spettatore che la pellicola non è proprio partita con il piede giusto. 

Il film prosegue con la presentazione dei vari personaggi e delle loro vicende personali, fatti e storie che girano intorno alla desolata periferia del West Virginia, alla musica country (una delle cose migliori del film) e all'ottusa fede religiosa. E' così che il giovane Campos ci porta per queste "strade del male", con una regia da buon mestierante, una fotografia dal taglio televisivo e uno stile a cui siamo abituati ormai da anni: ottima tecnica ma niente tocco personale. 

Più andiamo avanti e più assistiamo alle vicende di questi strani tizzi che sembrano per metà essere usciti da un libro di Cormac Mccarthy e per l'altra metà essere scappati dalla cittadina di Twin Peaks. Tutto il film si perde ruotando intorno a queste figure bidimensionali (tranne quella di Holland), dove la solita voce narrante perde tempo a spiegarci anche le loro azioni più ovvie, ma dove il regista si scorda di spiegare la motivazione di tali azioni (un po' come se ogni cosa che fanno vada fatta perchè obbligatoria). La pellicola poi si dilunga per due ore e venti senza arrivare da nessuna parte, lasciando così lo spettatore con la tipica espressione di uno che si domanda "e quindi?".

Capisco perfettamente che lo scopo dell'autore era di raccontarci una visione malata della provincia Americana (le sue perversioni, i bigottismi e i finti moralismi), ma ci vuole anche una trama di fondo per poter intrattenere a modo uno spettatore, non si può pensare che il pubblico si esalti solamente per scene di omicidi sanguinosi e sesso perverso. 

Per quanto riguarda il cast possiamo invece dire che Holland, spogliato dei panni del timido Peter Parker e trasformato in un giovane cazzuto e vendicativo, è forse una delle cose migliori del film, esattamente come è da elogiare il personaggio dello sceriffo corrotto (Sebastian Stan) e il predicatore pedofilo (Robert Pattison). Per tutto il resto il film è un'opera che sembra non portare da nessuna parte, una serie di strade che finiscono tutte in un grosso vicolo cieco. Per concludere possiamo dire che non è certo il film peggiore del 2020, è comunque una pellicola che si lascia guardare, ma sicuramente non è un film che credo resterà nel cuore o nelle teste degli spettatori. Per tutti quelli che hanno amato l'opera letteraria di Pollock sarà invece la classica pellicola che farà esclamare la famosa frase "E' MEGLIO IL LIBRO". 

Daniele Del Viva



giovedì 20 dicembre 2018

I MIGLIORI FILM DEL 2018









Siamo arrivati a fine anno e credo sia giusto tirare le somme su quelli che sono stati, a mio parere, i migliori film del 2018. 

PS: Dico subito che alcune pellicole della lista sono in realtà uscite a fine 2017 ma in Italia sono state distribuite l'anno successivo. 


1) BlacKkKlansman (Spike Lee) 

Colorado, anni Settanta. Ron Stallworth, un ufficiale di polizia afro-americano progetta di infiltrarsi nel Ku Klux Klan, aiutato dal collega ebreo Flip Zimmerman. 
 























2) L'uomo che uccise Don Chisciotte (Terry Gilliam) 

Un tempo, Toby è stato un giovane studente idealista di cinema e ha realizzato una rielaborazione lirica della storia di Don Chisciotte, ambientandola in un caratteristico vecchio villaggio spagnolo. Con il passare degli anni, Toby è divenuto un regista pubblicitario stanco e arrogante. Denaro e glamour lo hanno allontanato dal suo sogno ed ora è costretto a destreggiarsi tra la moglie del suo capo, una tempesta biblica e il suo ego mentre tenta di completare in Spagna un nuovo spot. Un misterioso zingaro però lo avvicina con una copia del suo lavoro studentesco e ciò lo porta a scoprire che il suo piccolo film ha avuto un effetto terribile sul villaggio in cui è stato girato: Angelica, la ragazza che simboleggiava l'innocenza in persona, lavora come escort, e il vecchio che interpretava Chisciotte è impazzito sul serio credendosi per davvero il "cavaliere dal volto lugubre".
























4) Ghostland - La casa delle bambole (Pascal Laugier) 

In seguito alla morte della zia, Pauline e le sue due figlie ereditano una casa. La prima sera, però, degli assassini penetrano nella residenza e Pauline è costretta a combattere per salvare le sue figlie. Dopo la notte da incubo che hanno vissuto, le due ragazze reagiscono in maniera diversa e le loro differenze di personalità si acuiscono. Mentre Beth diventa una scrittrice di letteratura horror, Vera cade vittima di una paranoia distruttiva. Sedici anni dopo quella notte, la famiglia si riunisce nella casa da cui Pauline e Vera non sono mai andate via. Strani eventi iniziano allora a susseguirsi…


























5) Dogman (Matteo Garrone) 

Continuamente vittima di bullismo e soprusi, ormai stremato da una vita di umiliazioni, Marcello decide di seguire le orme di Simoncino e di diventare il suo aiutante in una serie di rapine che sconvolgono la cittadina in cui vivono. Ormai in balia del carisma di Simoncino e legato dalla lealtà nei suoi confronti in quanto amico di vecchia data, Marcello finisce col tradire non solo la sua stessa moralità, ma anche i suoi compaesani. Il peso delle proprie azioni diventa sempre più insostenibile, tanto che arriverà ad autoaccusarsi, finendo per un anno in carcere, lontano dalla figlia di cui doveva prendersi cura. Dopo aver perso tutto e tutti, arriva finalmente per Marcello la presa di coscienza, insieme a un'irrefrenabile sete di vendetta…


























6) La forma dell'acqua (Guillermo Del Toro) 

Nel 1963 nell’America segnata dalla guerra fredda, in un laboratorio governativo segreto ad alta sicurezza lavora la solitaria Elisa, muta dalla nascita e intrappolata in un’esistenza di silenzio e isolamento La sua vita cambia però in maniera inevitabile quando con la collaboratrice Zelda scopre un esperimento classificato come segreto…
























7) Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Martin McDonagh) 

Dopo mesi trascorsi senza trovare il colpevole dell’omicidio di sua figlia, Mildred Haynes fa una mossa audace, realizzando tre manifesti che sembrano un controverso messaggio diretto a William Willoughby, il venerato capo della polizia della sua città Quando nel caso viene coinvolto anche Dixon, vice del capo della polizia immaturo e con un debole per la violenza, lo scontro tra Mildred e William sull’applicazione delle leggi diventerà sempre più duro…























8) Morto Stalin, se ne fa un altro (Armando Iannucci) 

1953. Joseph Stalin è oramai inerme, non terrorizza nessuno e soprattutto non è più in vita: il dittatore è morto. Ma chi prenderà il suo posto? Diversi sono i contendenti ma chi sarà in grado di essere il suo degno successore?

























9) Tonya (Craig Gillespie) 

Tonya Harding è una pattinatrice artistica su ghiaccio che, nonostante le difficoltà, riesce ad affermarsi a livello internazionale. La sua vita però nel 1994 è segnata dall’aggressione alla rivale Nancy Kerrigan, dando vita a uno degli scandali più assurdi e tragici della storia del pattinaggio e dei giochi olimpici…
























10) L'isola dei cani (Wes Anderson) 

Atari Kobayashi è una guardia di dodici anni che vive a Megasaki City, città giapponese di cui è sindaco Kobayashi. Quando, con un decreto esecutivo, tutti i cani domestici vengono esiliati in un’enorme isola adibita ai rifiuti, Atari si allontana da solo alla ricerca del suo cane Spot…


























11) La ballata di Buster Scruggs (Joel e Ethan Coen) 

La Ballata di Buster Scruggs è un film antologico western che racconta sei storie distinte, ambientate sulla selvaggia frontiera americana, e narrate attraverso la voce unica e incomparabile dei fratelli Joel ed Ethan Coen. I sei capitoli attraversano il vecchio West, portando in scena diversi personaggi con rimandi ai momenti salienti del genere western.























12) 7 Sconosciuti a El Royale (Drew Goddard) 

Sette sconosciuti, ognuno con un segreto da seppellire, si incontrano al El Royale, un fatiscente hotel dall’oscuro passato sul lago Lahoe. Nel corso di una fatidica notte, tutti avranno un’ultima occasione di redenzione prima che tutto vada all’inferno…

























13) A Quiet Place (John Krasinski) 

Una famiglia vive un’esistenza isolata nel silenzio più assoluto, per paura di una minaccia sconosciuta che segue solo il suono e attacca a qualsiasi rumore…




























13) Revenge (Coralie Fargeat) 

Tre ricchi dirigenti d’impresa quarantenni, sposati e bravi padri di famiglia, si ritrovano per la loro battuta di caccia annuale in una zona desertica ricca di canyon. Uno di loro, però, è venuto accompagnato dalla sua giovane amante, una lolita ultra sexy che suscita subito il desiderio degli altri due…




















venerdì 21 settembre 2018

10 ADATTAMENTI DEI LIBRI DI STEPHEN KING DA VEDERE ASSOLUTAMENTE

























Stephen King è forse l'autore letterario che ha avuto più trasposizioni cinematografiche e televisive, in alcuni casi con ottimi risultati mentre altre volte veramente pessimi. 
Che King sia un grandissimo scrittore credo che nessuno lo metta in dubbio, tuttavia, bisogna anche riconoscere che la sua abilità letteraria non è pari al suo gusto per il cinema (basti pensare il regista con cui preferisce collaborare è Mick Garris). 
Ma quali sono invece i film più amati dai fan?  
Bene, visto che oggi ricorre il compleanno del caro Stephen, abbiamo deciso di farvi la nostra lista personale dei migliori adattamenti cinematografici dello scrittore. 
Vi proponiamo quindi, secondo il nostro modesto parere, 10 pellicole tratte dai suoi romanzi che tutti gli amanti del cinema e fan dello scrittore dovrebbero vedere almeno una volta nella vita. 






10 FILM TRATTI DAI LIBRI DI STEPHEN KING: 





CARRIE: LO SGUARDO DI SATANA - Brian De Palma (1976) 

Primo adattamento cinematografico di un'opera di King, diretto dal grande Brian De Palma e interpretato da un cast di giovani attori del calibro di Sissy Spacek, Nancy Allen e John Travolta. 
Il film narra la storia di una giovane e timida adolescente che scopre di possedere dei poteri telecinetici, quando i compagni di scuola la umilieranno pubblicamente, per l'ennesima volta, la mite Carrie scatenerà i suoi poteri contro di loro, facendo una vera e propria carneficina. 

PS: stare alla larga dal remake del 2013 






























SHINING - Stanley Kubrick (1980) 

Jack Nicholson e famiglia vanno a passare l'inverno in un albergo sperduto tra le montagne del Colorado, quando il senso di isolamento inizia a farsi sentire il caro Jack impazzirà e cercherà di fare a fette moglie e figlio con un' ascia. 
E' forse uno degli adattamenti di King più conosciuti e più amati (tranne che dallo scrittore), infatti, quando quest'ultimo vide la pellicola, si rivolse a Kubrick dicendogli "non è che sia un gran film" e il regista, con un pizzo di ironia, gli rispose "Beh! anche il libro non è che fosse un granchè". 



























LA ZONA MORTA - David Cronenberg (1983) 

Dopo aver esordito con il genere body horror, Cronenberg decide di trasportare King al cinema e lo fa veramente in maniera superba. 
In questo film, del 1983, vediamo un giovane Cristopher Walken acquistare il potere della premonizione dopo essere sopravvissuto ad un incidente stradale. 
Dopo essere uscito da un coma di diversi anni e aver scoperto che la sua fidanzata si è sposata con un altro uomo, il giovane Wlaken cercherà di rifarsi una nuova vita ma il potere acquistato non gli renderà la cosa facile. 



























FENOMENI PARANORMALI INCONTROLLABILI - Mark L. Lester (1984) 

Una giovanissima e promettente Drew Barrymore deve scappare insieme al padre per non essere catturata dagli agenti del governo, i quali, vorrebbero sfruttare le sue doti pirocinetiche per scopi militari. 
E' vero un cult degli anni 80, un film che ancora oggi riesce ad essere fonte di ispirazione per tutti i nostalgici del periodo (prendete per esempio la serie Stranger Things). 



























STAND BY ME: RICORDO DI UN'ESTATE - Rob Reiner (1986)

Forse il miglior adattamento cinematografico di un racconto del grande Stephen King, una pellicola che ci racconta una storia di amicizia tra quattro ragazzi e il loro passaggio dall'infanzia all'adolescenza. In questo cult, del 1986, quattro amici partano alla ricerca del corpo di un loro coetaneo pensando di poterne ricavare fama e gloria. Una volta tornati a casa però scopriranno che quell'esperienza gli ha donato qualcosa di molto più importante che li terrà legati per il resto della loro vita. 



























CIMITERO VIVENTE - Mary Lambert (1989) 

Altro piccolo gioiello degli anni 80, una pellicola per tutti i bambini che non riescono a rassegnarsi di fronte alla perdita del loro animale domestico. 
In questo film, del 1989, assistiamo alle vicende della famiglia Creed, i quali, dopo aver perso il loro gatto decidono di seppellirlo in un piccolo cimitero degli animali dietro casa loro, non sapendo però che il posto ha il potere di riportare in vita chi vi ci viene seppellito. 

PS: Da notare la colonna sonora e il brano Pet Sematary suonato dai mitici Ramones. 



























MISERY NON DEVE MORIRE - Rob Reiner (1990) 

E' un vero cult degli anni 90, con una Kathy Bates al massimo della forma e un James Caan veramente grandioso. 
In questo secondo adattamento di King da parte di Reiner (aveva già diretto Stand By Me), vediamo uno scrittore di romanzi rosa rischiare la vita in un incidente stradale. Sarà proprio una sua fan a salvargli la vita e a portarlo a casa sua per curargli le ferite, peccato però che la donna sembri non volerlo più lasciarlo andare.


























LA META' OSCURA - George A. Romero (1993) 

Il padre degli zombie decide di portare sullo schermo un film che narra la storia di uno scrittore che tenta di seppellire il suo pseudonimo. Purtroppo l'alter ego diventerà un' entità fisica che comincerà a terrorizzare la tranquilla comunità di Castle Rock. 
Nonostante il fallimento da parte della produzione a fine riprese e i vari tagli alla pellicola, il film è diventato nel tempo un vero e proprio cult, amatissimo sia dai fan del regista che da quelli dello scrittore. 



























THE NIGHT FLIER - Mark Pavia (1997) -

Un reporter decide di mettersi sulle tracce di un misterioso serial killer che ha lo strano vizio di uccidere le sue vittime con un rito vampiresco e spostandosi da città in città a bordo di un curioso aereo nero. 
Anche se non è una grande produzione, la pellicola riesce lo stesso a mantenere alto il livello della storia per tutta la durata del film, aiutata anche dalla presenza di Miguel Ferrer nella parte del protagonista. 

























L'ALLIEVO - Brian Singer (1998)

Dopo il successo de "I soliti sospetti", Brian Singer decide di portare sullo schermo il romanzo di King "Un ragazzo Sveglio". 
Il film narra la storia di un adolescente che fa amicizia con un ex criminale di guerra nazista, il quale, si nasconde sotto falso nome nella via di casa sua. I due stringano un patto segreto e, dopo una serie di incontri a casa del vecchio, tra i due nascerà una strana sintonia che spingerà l'ex criminale di guerra a plasmare il giovane "allievo" e a trasmettergli la sua orrenda ideologia.  


























domenica 16 settembre 2018

LION - LA RECENSIONE

QUANDO I SOGNI DIVENTANO REALTA' E SI TRASFORMANO IN INCUBI. 

TRAMA: 

Uno chalet isolato in una foresta innevata... Un uomo accecato dall'alcohol... Una donna incapace di ribellarsi... E un bambino di 8 anni, con un viso cupo e due occhi oscuri... Il silenzio della notte sará squarciato da grida mortali... L'incubo ha inizio!

















LA RECENSIONE:

Dopo aver fatto strage di premi nei festival indipendenti di tutto il mondo ed essere anche riuscito ad entrare nella selezione dei David di Donatello 2018, ecco che arriva il nuovo lavoro del regista Davide Melini. 
Con un'esperienza alle spalle su set come "La terza madre" e in serie tv internazionali del calibro di "Penny Dreadful", Melini da vita ad una favola nera che mescola drammi familiari, incubi, sogni e paure. 
Interpretato benissimo da Michael Segal, Pedro Sànchez e Tania Mercader, Lion, è un'opera costruita sulla tensione, un corto dove la macchina da presa si muove tra ombre e oscurità con i giusti tempi, è quello che non vediamo il vero punto di forza del cortometraggio, è l'avvertire il pericolo e non il subirlo che mette paura allo spettatore: due occhi diabolici avvolti nell'oscurità o i passi pesanti di un grosso animale che si aggira nella stanza. 
Melini non è un dilettante e lo si capisce dall'ottimo uso che riesce a fare del mezzo cinematografico, riuscendo infatti a mettere ansia e angoscia nello spettatore usando luci, movimenti e suoni (esattamente come dovrebbe essere un buon horror). 
Sangue e violenza non mancano all'appello e non manca nemmeno l'ottima ambientazione innevata che riesce a dare al corto quell'atmosfera tra horror e fantasy. 
In poche parole Melini è stato capace di creare una stupenda favola dell'orrore che, oltre a mettere paura, riesce anche a mandare il suo messaggio personale (come nella migliore tradizione del cinema di genere).