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sabato 25 giugno 2016

TUTTI VOGLIONO QUALCOSA - LA RECENSIONE





















RICHARD LINKLATER E IL SEQUEL SPIRITUALE DI "LA VITA E' UN SOGNO". 

TRAMA: 

Jake Bradford si trasferisce al college e prende possesso di un'abitazione insieme ai suoi compagni della squadra di baseball universitaria. Tra cameratismi e qualche conflitto interno al gruppo, tra notti folli alla perenne ricerca di conquiste femminili, Jake inizia un percorso di crescita che lo porterà anche a trovare l'amore.






















LA RECENSIONE: 

Il cinema di Linklater non è assolutamente un cinema per tutti e le critiche negative fatte a questa pellicola lo dimostrano. Molti non riescono a capire lo strano mondo di Linklater e il suo modo di raccontare le storie, tanti lo accusano di fare film senza senso, altri che le sue pellicole non hanno una trama o che siano prive di logica, mi spiace dirvelo ma vi sbagliate tutti alla grande e voglio anche dire, a chi ha criticato negativamente questo film, che forse farebbe meglio a smetterla di voler parlare di cinema e magari dovrebbe iniziare a ragionare d'altro (magari di calcio). 
Per poter cominciare a parlare di questa pellicola bisogna fare un salto indietro nel tempo, fino al 1993, quando il regista fece uscire la sua terza pellicola chiamata "La Vita è un sogno", un film che raccontava l'ultimo giorno di scuola di un gruppo di ragazzi della provincia texana che, tra feste e musica rock, dovevano decidere cosa fare della loro vita una volta finito il liceo: continuare gli studi al college o restare legati alla squallida e vuota vita di provincia. "Tutti vogliono qualcosa" è stato considerato il sequel spirituale di "La Vita è un sogno" ed infatti lo è, non è difficile trovare un filo conduttore tra le due pellicole: il cambiamento generazionale, lo sport, il bullismo, le feste, la sessualità, le sbronze e la musica, ma c'è anche altro nella pellicola di Linklater, oltre ad una stupenda fotografia e una fantastica messa in scena, c'è infatti l'inizio di una nuova epoca (gli anni 80), lo spirito di competizione individualista(tipico atteggiamento dell'epoca Reaganiana), la mancanza di identità (tipica dei ventenni), il non pensare al futuro e la completa apatia per il mondo che li circonda. 
Linklater ci porta così nella sua visione di college degli anni 80, un mondo fatto di personaggi volutamente sopra le righe, di ventenni con gli ormoni che saltano da tutte le parti, che indossano sempre shorts e canotta e che portano degli orrendi baffoni e delle ridicole capigliature, il tutto interpretato da un cast di giovani attori che fanno veramente ben sperare (Blake Jenner sembra la copia di Matt Dillon da giovane e Wyatt Russell sembra suo padre Kurt quando interpretava "La Cosa"). 
Per concludere, posso dire che Linklater è riuscito ancora una volta a regalarci uno stupendo film che mi auguro tutti guardino e che spero nessuno giudichi in maniera troppo superficiale e stupida.  
PS: NON FATEVI INGANNARE DAL TRAILER CHE E' STATO MONTATO COME SE LA PELLICOLA FOSSE UN MISTO TRA "American Pie" e "Animal House". 



domenica 26 ottobre 2014

BOYHOOD, IL FILM GIRATO IN 12 ANNI - LA RECENSIONE

SI SONO INCONTRATI OGNI ANNO PER 12 ANNI, CREANDO IL PRIMO FILM DOVE GLI ATTORI CRESCONO ED INVECCHIANO REALMENTE. 























TRAMA: Il film racconta la vita del giovane Mason e della sua famiglia, dagli otto ai vent'anni, attraversando i problemi familiari di Mason, i matrimoni sbagliati della madre, le mode generazionali e i cambiamenti politici e culturali del proprio paese.























RECENSIONE: Nell'estate del 2002 il regista Richard Linklater ha iniziato a girare un film unico nel suo genere, ogni anno per 12 anni ha incontrato gli attori per girare una serie di scene, per poi montarle e creare un film di quasi tre ore. 


Il film non fa altro che catturare delle situazioni, dei cambiamenti culturali, generazionali e politici dell'America. Nonostante il film non abbia una vera trama di fondo, il regista riesce lo stesso a farci seguire la storia del giovane Mason e della sua famiglia, senza farci annoiare e senza lasciare punti morti o noiosi. Nel film vediamo gli attori crescere, invecchiare e maturare, vediamo il mondo intorno a loro farsi largo con la tecnologia di internet e dei cellulari, vediamo i gusti culturali dei giovani mutare, vediamo il disastro dell'11 settembre per poi arrivare alla vittoria di Obama.
 Anche se il film si allontana molto dallo stile di cinema americano, per avvicinarsi molto di più a quello Europeo, è comunque una fotografia chiara e semplice della società americana, che può essere metaforizzata proprio in una scena del film; quando Mason compie 16 anni gli vengono fatti tre regali: una bibbia, un abito elegante ed un fucile da caccia.